teresaBernini.close

I miei autori preferiti si riferiscono a un’impressione che intendono come un’intuizione che è anche una rimozione dall’esperienza immediata, una misura o immaginazione, un sentimento abbastanza oscuro da diventare soggetto ai disegni del pensiero. E anche se la letteratura può sembrare che richieda sempre tale astrazione, in questi casi dipende dalla struttura percettiva dell’impressione stessa. Su tale struttura lavoriamo ogni giorno, proprio grazie anche alla letteratura, la cui funzione è integrare la nostra esperienza e acuire la nostra intelligenza. Cioè adattarci.

La strutturazione di una storia raccontata è quanto di più volatile. Anche all’interno della sola nostra civilizzazione sono molte più le eccezioni che le regole. Però quando si racconta una storia il realismo è obbligatorio. E’ necessario scrivere di ciò che si è visto, di come lo si è percepito, elaborato, in una espressione che deve essere fedele alla nozione che si è appresa. E’ necessario pure essere fedeli alla propria percezione cosmogonica, ponendo ogni gravità alla ricerca di un equilibrio che non è mai solo stilistico, ma che è testimonianza credibile e utile. Occorre rendere conto della utilità pratica del raccontare. Senza usare mai alcuna solennità.

Vero che la seduzione del lettore è obbligatoria, ma questo non significa mai abbindolarlo. Il lettore va incantato, la scena va illuminata perfettamente, il racconto deve essere breve, forte, chiaro. Nel processo il nostro incanto sarà rinnovato, la nostra chiarezza perfezionata, la nostra forza immaginale allenata. Nel processo svilupperemo la sola dote necessaria a raccontare: la vitalità. Questo talento si perde e si riacquista, si conquista e si sperpera. La vita del narratore non è fatta per i distratti troppo facilmente, per gli ambiziosi e i corrotti. Nessuna narrazione reggerà senza l’uso continuo dell’innocenza nascosta.

Se ci limitiamo ad una sorta di integralismo letterario, anziché attenerci alle norme di mercato, possiamo ricostruire il senso dell’eternità. Ciò che c’era una volta è stato una volta per tutte. Non c’è argomento, infatti, che non contenga quello che è sempre stato e che sia destinato a una lettura utile. Il solo argomento di cui abbiamo bisogno è quello che trascende tempi e luoghi, preferenze e ostilità, conflitti e piacevolezze. La qualità che vale la pena di questa immensa fatica è solo la leggerezza. Lo scarico della gravità del vivere, del pensare, dell’intendere è lo scopo più nobile della letteratura. Solo allora comincia l’esperienza dell’intelligenza.