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La convenienza si pone all’opposto della necessità alimentando, anziché diradare, insoddisfazione e frustrazione. Sulla lunga distanza infatti la convenienza del momento si fa pagare, spesso con abbondanti interessi aggiunti al conto. Affermo che in qualunque conto economico la voce convenienza sia la più vana delle illusioni. Operiamo invece per la necessità, o come si direbbe dove c’è maggiore saggezza, senza commissione né omissione. La convenienza appare funzionante solo sulla breve distanza e si fa confusa allungando lo sguardo, portando via con sé il facile entusiasmo.

La necessità non si impone mai, nel breve sguardo, ma si svela lentamente, come il senso di ogni lungo percorso. Nostra misura fondamentale per ogni grado di giudizio, si trova ad articolarsi normalmente attraverso tutta una serie di riferimenti formali, appunto, che si svolgono nel tempo. La necessità è fuso, banalmente, ed ogni esperienza ma pure ogni intelligenza vi si avvolgono. La convenienza suggerisce spesso l’opposto, allontanandoci dalla vera utilità. Va chiarito quanto le due manchino di complementarietà.

La necessità, nella sottomissione alla Necessità, è una sola: la deroga al primato della convenienza. Inseguire una inesistente possibile sicurezza fino a livelli di guardia, fino a bruciare le proprie risorse all’altare delle assicurazioni, delle promesse e delle rassicurazioni può apparire conveniente solo a chi abbia perso ogni speranza riguardo al progresso, e forse perfino all’esistenza, della qualità umana. La necessità è il testo cui si affida l’abbandono delle proprie esigenze personali mentre esse stesse si interrogano. Nella ricerca dell’intelligenza le proprie esigenze personali siedono in panchina.

La necessità, nella ricerca dell’intelligenza, è piuttosto il perdono, la capacità di cedere qualcosa che ci costa molto. Solo attraverso l’esercizio del perdono si fa strada qualunque redenzione, la quale stessa è la nostra più gloriosa opzione. Rimangono allora solo due disposizioni: quella benevola, attraverso cui disporre di risorse disponibili allo sforzo necessario e quella malevola, in cui la resa al giudizio negativo e quindi alla condanna rimane sempre e solo riferita alla responsabilità altrui.

Se la necessità implica spesso una sofferenza non sottile, a volte profonda e duratura, è perché la normale maturità umana, obbiettivo e scopo naturale dell’esistenza umana è frutto e risultato di questa stessa nozione. Se la convenienza appare più appagante, solo perché più facile da ottenere, questo non significa che ci porti da qualche parte, nel caso migliore, e più probabilmente sarà proprio il motivo maggiore della nostra povertà. La convenienza si svela sulla lunga distanza, molto spesso, proprio il suo opposto.