Milk Sklaar

E’ uno stile semplice il mio: fatto di contraddizione, casualità, eccesso, autoriflessione, metafiction, eclettismo, ridondanza, molteplicità; denso di atti di discontinuità, intertestualità, parodia, dissoluzione del carattere, cancellazione dei confini, destabilizzazione del lettore; perchè intendo essere pluralista, anti-ragionevole, scettico, resistente, interrogativo, trasgressivo, autocosciente e intertestuale. Elementi che si sono avvicendati nell’ordine di importanza nella mia serenissima e lunga esistenza.

Stile è il modo di fare le cose che uno è capace di sostenere. Le qualità dello stile sono la purezza e la consistenza, i suoi limiti il purismo e la rigidità. Lo stile è efficace quando si introduce intelligenza autorevole in quantità sufficiente, quando siamo capaci di ordinare e muovere il senso della nostra esperienza. Nel nostro modo di pulire le scarpe il nostro stile è del tutto evidente, è evidente nel taglio della verdura in cucina, nel canto, nell’allevamento dei figli.

Tratto essenziale dello stile è la distanza, la fermezza solida nel guardare al mondo. Misura dello stile è il grado di compromissione nella struttura quotidiana delle nostre azioni, che dovrebbero sempre restare in buona misura celesti, oltre che terrestri. Tali azioni si rivolgono al cielo, discretamente e senza clamore, grazie ad uno sguardo dritto e mai teso. Ugualmente si rivolgono alla terra, popolata da chi è più o meno consapevole di corrisponderci.

Nella mia esperienza lo stile è sempre subordinato al contenuto. Eccetto che qualunque contenuto è esposto in una luce che potrebbe renderlo inefficace, inefficiente, inutile. Se il contenuto è la cosa che vogliamo, dobbiamo, possiamo dire, lo stile è il modo in cui rappresentiamo e certifichiamo la liceità del nostro dire. L’autorevolezza, la sola qualità che lo rende plausibile, non è affatto resa palese dal contenuto, ma sempre e soltanto dallo stile, dal tono, dal modo ineffabile in cui ci esponiamo.

Continuo ad adoperare l’esempio di mio padre pure se il suo stile rimane per me inarrivabile. Aderisco alle sue priorità, alle sue aspirazioni, al suo incessante impegno per la protezione dell’umanità, pur restando spesso, io, incapace e arruffato. Il potere del suo mestiere lo autorizzava a toccare gli elementi costitutivi della psiche umana, della formulazione delle domande e della loro soddisfazione. Faccio quello che posso per abitarne l’ombra. Ma lo scopo ultimo della mia vita è di essere un uomo buono come lui.