Il buon imprenditore, ma anche il dirigente, anche in un aziendina, deve mirare all’efficenza (ottenere la massima produttività con il minimo sforzo o spesa sprecati). Lo dicono i contabili, lo dicono le banche, lo dicono soprattutto gli shareholders (i detentori di titolo e interesse nei profitti dell’azienda). Tutti questi soggetti pensano che l’efficenza sia tagliare gli aspetti troppo costosi, che non assicurano cioè profitti certi e rapidi. La politica si allinea a questa visione, ben sapendo che la sua salute finanziaria dipende dal consenso dei detentori di interesse che sono influenzati dalle sue decisioni. Giusto?

Sbagliato.

Siamo in una dimensione culturale, sociale, politica in cui prevalgono le scelte di corta veduta. Ricerca e sviluppo, intese come sistemi indipendenti di interesse comune, richiedono atteggiamenti completamente differenti. Esiste infatti una certa possibilità di previsione di lunga durata su quella che deve essere l’adattabilità di qualunque struttura, aziendale ma anche politica e quindi culturale. Ricerca e sviluppo necessitano di un certo grado di creatività, la facoltà umana di visualizzare oggetti, strumenti e modi per affrontare l’inaspettato.

Ovvio che la lunga durata non sia materia di interesse per l’amministratore, che quasi per definizione ha il fiato corto quanto la durata del suo contratto. Presentarsi all’assemblea degli azionisti con le spese tagliate significa ottenere il massimo del consenso, della retribuzione e soprattutto della buona uscita. Sono affari dei successori misurarsi con gli effetti di un bilancio tagliato imprudentemente e con i danni prodotti dalla mancata previsione, che per l’azienda costituisce sul lungo periodo il danno maggiore.

Ancora di più, compito di una sana struttura di ricerca e sviluppo aziendale, (così come sociale, politica e culturale) è definire parametri di adattabilità a condizioni imprevedibili. Di questo consiste l’innovazione. Ora, rispetto e solidarietà per l’imprenditore (promotore dell’impresa, non uso questo termine con leggerezza) che si trova a cercare l’equilibrio fra due azioni incompatibili: L’innovazione non ha niente a che vedere con i risultati aziendali passati, sono due aspetti dell’impresa difficilissimi da bilanciare, eppure quello che mi suggerisco è che i due hanno uguale importanza.

Una impresa qualunque deve prevedere fin dall’inizio due aspetti e soddisfarne almeno uno. Il processo, ma anche il prodotto o il servizio, devono essere nuovi: devono essere cioè più potenti o più a buon mercato di quelli che già esistono. Nessun prodotto, e probabilmente nessun servizio garantiscono l’adattabilità, nel mercato cangiante, e tantomeno la versatilità. C’è bisogno, nella produzione, di intelligenza lucida e pronta e ancora di più, asserisco, dell’esperienza di una intelligenza matura e posata, non fondata soltanto sull’interazione dei singoli, ma di una vera struttura aziendale solida e destinata a durare.