Partire da qualcosa di già dato, di già elaborato – un romanzo, un quadro, una poesia – per smontarlo e procedere a ritroso fino a raggiungere la “fonte sacra” da cui quell’opera è scaturita, ovvero l’attrito originario con la vita, per poi restituire al lettore la propria personale esperienza a cui quel percorso lo ha condotto (il proprio racconto di vita)? Ovvero rivelare, seppure in modo cifrato, ciò che si cela nel buio delle scaturigini di qualsiasi lettura?    Fabrizio Coscia

Cripta

La nostra vita, quella memorabile, quella fatta di sogno su sogno fino a costruire un essere, è composta di visioni, di odori, di cucina, di altezze, di profondità, di venti e promesse. Il tempo poi diluisce, amalgama, addolcisce e scolora tutto quanto in un ricordo. E’ una lunga poesia, scritta più o meno bene, il racconto della nostra vita. Ci siamo mossi con uno scopo, abbiamo atteso gli amici più deboli e più distratti, abbiamo attraversato prati dolcissimi e salite rocciose, siamo sprofondati in mari vicinissimi. Non importa molto che ci sia un qualche esito. Il viaggio è stato tutto.

La nostra vita consiste di una ricapitolazione. Ci sono stati momenti di vera illuminazione, in cui la scena si è schiarita, in cui ogni cosa era evidente e non aveva più bisogno di essere dimostrata. Di quelle visioni ci siamo nutriti fino a oggi. Il resto è continua, incessante ricapitolazione, la ricerca dentro ai meandri della nostra memoria di quel che ci serve, quello che abbiamo capito e dobbiamo tenere in ordine. Nel tempo la nostra coscienza si sbriciola e dobbiamo tornare di continuo a fare ordine.

Capita a tutti di riaprire una pagina, ma pure di attraversare una strada o di aprire una finestra e ricordare improvvisamente e lucidamente tutti i dettagli del momento in cui di quella pagina, di quella strada, di quella finestra avevamo capito tutto, compreso tutto. la nostra mente, ma soprattutto la nostra coscienza, ha bisogno di aria fresca, di acqua pulita e anche di scosse emotive per riuscire ad accedere ai suoi scaffali. L’immenso panorama a cui siamo stati esposti è tutto lì, il processo è la ricognizione.

La cognizione del nostro ambiente, così come di ogni fattore emotivo condiviso con i nostri simili, ma anche coi nostri semplici vicini, i nostri contemporanei, deve essere ricostruita di continuo. A momenti pare che ogni oggetto collabori con questa ricostruzione, con la incessante ricognizione di ciò che ci ha portato gioia, così come sofferenza e ansia, eccitazione e avvilimento, perché sono questi momenti emotivi il collante della nostra memoria.