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Cercare la verità significa soprattutto ascoltare. Ogni segno inciso nella pietra che inevitabilmente si trovi su un meridiano magnetico, ogni sentiero su questo stesso meridiano, attraversato di anno in anno da migliaia di animali che solo su quel sentiero si avventurano, ognuno di questi segni è soprattutto un suono. La luce che questi segni portano, sulle strade del mondo è una luce prima di tutto sonica, spesso sonora.

Dire la verità, al contrario, è quasi impossibile. Qualunque visione si qualifichi come tale, vera e risuonante, non è mai suscettibile di ripetizione, di replica, per quanto appassionata e del tutto persuasa. Non nelle parole alla nostra portata troveremo il modo di perpetuare la verità. I codici luminosi, che sono le sole testimonianze a favore di un tempo che veramente passi, possiamo soltanto auspicare siano capaci di esistere anche nella dimensione acustica, la sola profonda a sufficienza.

Obbedire alla necessità esige per forza una disposizione pulita all’ascolto. Perfino la selezione, quella che coscienti o meno operiamo sul fiume rumoroso del mondo, si muove sull’ordito della necessità. La necessità si fa riconoscere a chi si disponga, calmo e rilassato, all’ascolto. Nessuna confusione se non quella introdotta da noi stessi, dalla nostra impazienza e ansia. Il suono della necessità è perfetto.

Essere gentili è il mezzo principale da usare per attraversare il mondo. L’esito della gentilezza sarà sempre una percezione migliore, la quale a sua volta ci darà accesso alla luce fondamentale, quella intuibile solo attraverso l’esperienza delle anime più grandi, quelle che si trovano sempre qualche passo avanti a noi. Questa luce, quando condivisa, diventa spesso melodia, quindi sempre più condivisibile. La mancanza di gentilezza, la resistenza al suo uso, direi, porterà oscurità ed esclusione, e i primi esclusi saremo noi.

Esprimere è una opzione pericolosa, avventata. Le opinioni, le idee, le visioni non ben comprese andrebbero lasciate maturare un po’, prima di essere troppo rapidamente espresse. Comprendere il panorama che ci si para davanti è possibile, con un lungo lavoro compiuto in buona fede, immerso cioè nel silenzio e nella fermezza, ma esprimere la giusta percezione può rivelarsi troppo difficile, quando ci si rivolga a chiunque non abbia avuto accesso alla stessa qualità di esperienza.