Per raccontare ciò che vive, l’artista usa qualcosa di morto; per parlare dell’infinito, mostra il finito. Sostituzione … l’infinito non può essere trasformato in materia, ma è possibile creare un’illusione dell’infinito: l’immagine. L’orrore e la bellezza sono racchiusi l’uno nell’altro. Questo paradosso prodigioso, in tutta la sua assurdità, lascia come residuo la vita stessa, e nell’arte rende quell’interezza in cui armonia e tensione sono unificate. L’immagine rende palpabile un’unità in cui elementi diversi sono contigui e si sovrappongono.

Andrej Tarkovsky

The Last Lion German Etching Giclee on Canvas Michael Parkes

Misurarsi con una realtà che si spinga oltre la miseria mondana è un atto pericoloso e sconsiderato. Raccomandarla è molto difficile, la fede nella nostra possibilità di affrontarla è privilegio (e pena) solo di chi ha una visione più completa del nostro stesso percorso. Per quanto quest’atto sia spesso inevitabile e imprevedibile, è necessaria una guida. Ogni letteratura ne prevede una, solida e completa, per quanto enigmatica e impegnativa, ma non per questo l’avventura si fa auspicabile. Altrettanto chiaro è che nessuna letteratura sarà mai sufficiente in sé ad affrontare il periglio e il disagio necessario per evadere dallo spazio convenzionale.

La nostra vera guida è incarnata, deve essere un nostro simile. Altrettanto chiaro è che non è un nostro pari. Deve essere necessariamente qualcuno che ha compiuto prima di noi i passi necessari per affrontare quella che consideriamo la nostra via. Una via all’interno della quale molte simpatie risuonano con noi, con la nostra percezione di noi stessi, con il nostro desiderio, con la nostra aspirazione. Perfino con i nostri pregiudizi e le nostre abitudini. Perché il percorso necessario, una volta iniziato, ci sembrerà comunque completamente folle.

Il desiderio impellente di ogni residente il pianeta è tornare a casa. Si sono sprecate le metafore di questo ritorno, nondimeno esso è l’archetipo più praticato ed il più utile, alla fine. Tornare a casa, la maggiore di tutte le follie immaginabili, esige precisione e velocità, queste esigono la massima attenzione. Per conquistare la massima attenzione occorre l’esperienza dell’intelligenza. Spesso una vita intera non è sufficiente. L’attenzione necessaria implica una dedizione, una persistenza ed una visione che sono contenute solo nel nostro desiderio più intimo, nella nostra aspirazione più autentica, interne all’essere che siamo veramente.

Il primo passo quindi è guardare al di là delle abitudini e dei pregiudizi, mettendo da parte credenze e mitomanie che inevitabilmente accompagnano il nostro percorso di affermazione (e della conseguente negazione) nel mondo. Perfino a questo punto non è affatto probabile che possiamo camminare da soli. Perfino le tecniche più elementari di esplorazione del nostro vero essere non sono alla nostra portata. Ma l’incontro con la nostra guida, pur se costoso e impegnativo, ci farà immediatamente intuire la strada di casa, anche se essa potrà sembrare molto lunga e contorta.

Ancora, pur nell’ambiente protetto e funzionante che una guida in buona fede ci procura, nessuna garanzia è possibile e neppure alcuna assicurazione. I grandi intervalli di confusione e disorientamento che inevitabilmente attraverseremo sono i più probabili momenti di crollo e fallimento. Ogni strada è carica di ipotesi di fallimento, perché essi sono impliciti nell’idea stessa di percorso. Non ci sono promesse su questa strada, neppure quelle che facciamo noi stessi. Piuttosto un dolorosissimo disincanto carico di pena e follia.