L’assoluto è raggiungibile solo attraverso la fede e nell’atto creativo. L’unica condizione per lottare per il diritto di creare è la fiducia nella propria vocazione, la disponibilità a servire e il rifiuto di scendere a compromessi.

Andrej Tarkovsky

Michael Parkes

Probabilmente niente è difficile da dare come una definizione completa dell’intelligenza. Tali e tanti sono gli aspetti da considerare per definire questo prisma indefinitamente sfaccettato che nemmeno una stessa intelligenza superiore può essere capace nell’impresa. Questo perché consideriamo intelligente la relazione fra un essere senziente ed il suo ambiente, considerando quest’ultimo parte di una comunione totale ed incondizionata.

Tale relazione non è contemplabile in una qualche intierezza, quindi, anzi la sola definizione utile nell’osservazione dell’intelligenza in atto sta tutta proprio nella impossibilità della percezione completa della stessa. L’intelligenza è un elemento che si spinge attraverso i confini del possibile, a invadere le zone che consideriamo impossibili.

Di sicuro l’intelligenza non è compresa nei limiti della ragione. Ogni istinto, ogni intuito, ogni sottile impiego della sensitività umana sfugge molto spesso e facilmente ai limiti di questa ragione. Quindi quando parliamo di razionalità, di ragione logica, di ragione pura o anche solamente pratica, sappiamo, più o meno in buona fede, di stare limitando il campo a qualcosa che è minore dell’intelligenza reale.

L’esperienza dell’intelligenza è certamente una esperienza metafisica. Come tale ci trasporta, più o meno mediatamente, in una dimensione dell’esperienza che stentiamo ad accettare come meramente umana. L’esperienza dell’intelligenza, anzi, ci porta a considerare l’ambiente di riferimento sensibile come insufficiente. Nella autentica esperienza dell’intelligenza un nuovo ambiente appare, oltre il sensibile, oltre il sensitivo.

La grande difficoltà nella comunicazione di questa esperienza sta tutta qui. Essa è l’esperienza numinosa della realtà estesa, della sospensione istantanea dell’esperienza spaziale e temporale. L’esperienza dell’intelligenza reale è una esperienza multidimensionale in cui i termini si svelano come insufficienti, limitati, poveri.

Questo non implica affatto, però, che questa esperienza sia esclusiva. Anzi, direi che non c’è esperienza più comune, fra gli umani, di quella dell’esposizione all’intelligenza reale. Tutta la difficoltà sta invece nella capacità percettiva, nella volontaria negazione che segue ogni affermazione della volontà esperienziale. Si intende, più o meno consapevolmente, sottrarre sé stessi, la propria immagine di sé storica e geografica, alla evidente presenza dell’intelligenza che esiste oltre a noi stessi, nonostante noi stessi, malgrado noi stessi.