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Sappiamo tutti dell’esistenza della minaccia. Sappiamo di avere un nemico, la cui arma più potente non fa che confonderci. Il dolore, lo sconcerto, lo sgomento, sono le ferite che il nemico ci impone. Ma il nostro scopo è più alto: noi vogliamo sapere come va a finire, perciò sopporteremo gli oltraggi e le ferite, ogni possibile mancanza di attenzione e di coraggio, perché non solo la più cruenta delle battaglie, ma pure la più turpe delle guerre nasconde il più lieto dei fini.

Questa è l’essenza della nostra fede, la fede nelle possibilità del racconto, anche quando il racconto non si vede più, quando l’oriente è perso, quando resta solo il baratro, quando il racconto non ha, affatto, fine. Quando la fede è persa il disorientamento riappare, il mostro torna ad essere imbattibile, la realtà schiacciante. Dovremmo poter contare su una realtà a più dimensioni quando il pavimento crolla.

Per compiere qualunque azione dobbiamo poter contare su strumenti di difesa. Non protezioni, non assicurazioni, non certezze, solo realtà alternative. L’esistenza umana viene spazzata in un attimo. Non c’è modo di difendere un essere che abita solo tre dimensioni. Per abbatterlo è sufficiente escludere la dimensione più prossima, il tempo, ma sappiamo che basta anche meno. La sola modalità di sopravvivenza è l’esplorazione delle dimensioni altre.

Perciò la fede nella narrazione che abitiamo deve essere solida. Solo questa fede ci fa da scudo all’insidia. Realizzata l’inconsistenza della dimensione che abitiamo partiamo alla ventura. Il nostro esodo, più o meno improvvisamente, diventa consapevole. Il viaggio alla conquista di dimensioni ulteriori, emancipanti, comincia ad apparire possibile, auspicabile, perfino divertente. Ma abbiamo bisogno di una narrazione che ci illumini, che renda visibile il percorso.

La sola minaccia è che la narrazione sia falsa. Non sto parlando di inganno, la nostra mente per essere persuasa ha bisogno dell’inganno. Essa sta seduta su un terreno primitivo, in una realtà rettiliana, diffidente e immobile, è la nostra mente liminale quella che prende le decisioni. Abbiamo bisogno di ingannare quella mente, sappiamo che non è impossibile. Stiamo parlando di una narrazione falsa, cioè priva di energia, che vuole imprigionarci.

Il vero pericolo, la sola insidia mortale è una narrazione che ci chiude nelle nostre comodità. Ogni parola è una menzogna utile se ci persuade a uscire, a evadere. La sola azione possibile è uscire: anche semplicemente da abitudini e pregiudizi. Meglio se usciamo dalla nostra mente schiacciante, dal nostro mondo pretenzioso, dalla nostra realtà umiliante. Il tempo ha incurvato su di noi una narrazione straziante. Perciò possiamo dirigere meglio la nostra fede.