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La sola possibilità è raccontare la storia di ciò che è sempre stato, di ciò che probabilmente sempre sarà, la storia di una cosa immutabile, ben nascosta nel racconto della mutazione, la quale stessa è il motivo del racconto. La mente reale, che si trova da qualche parte all’opposto della mente liminale, si occupa solo di ciò che è sempre stato, sola cosa utile ai fini del racconto.

Il racconto riguarda solo il tumulto della mente, ogni ipotesi di divertimento si trova lì. Questo tumulto, questo movimento di variazione, di interruzione del flusso pacifico dell’esistenza è la materia di cui ogni storia è composta. La storia, che desideriamo possa rappresentare il nodo nella rete della vita, è fatta in realtà, sempre e comunque, di una inconsistente variazione ed eccezione.

Ogni storia sembra, fin quasi al compimento, una semplice, straordinaria rivoluzione. Si stempera in questa continua illusione allusiva, in cui ogni metafora, anche la più ampiamente vaga, diventa precisa e definitiva, nello scorrere del racconto ben congegnato. Si tratta di una simbologia sottile, quasi preparatoria al mito vero e proprio, che piega dopo piega, crosta dopo crosta, acquista una densità geologica e utile.

L’approccio parabolico al racconto, in cui si parla della bocca del lupo per presentare il più benevolo dei mali, si spinge a volte in una turpe rivolta. La controversa mitologia del nord, carica di intricate foreste ed essenze feroci, è utile per una profonda considerazione morale del pericolo infero, quello che comporta una esistenza frugale e fredda. Non c’è indulgenza in quelle foreste, ma una impietosa condanna.

Quando una relativa abbondanza di cibo allenta la pressione sui saltimbanchi umani, tanto responsabili quanto lo può essere una lontra o un cervo, si aprono le porte della misericordia e della pena. Esiste il racconto d’autunno, quello fatto a pancia piena, in cui si affollano immagini meno radicali e forse poeticamente più leggere. Pare quasi che la menzogna del perdono e della redenzione sia l’unica atta alla salvezza.

Nel racconto fiabesco ci comportiamo come se il mondo fosse adatto alla salvezza. Adoperando un formidabile armamentario immaginario, creiamo, in allegoria, le condizioni di una nuova dimensione umana, utile per mutare totalmente le condizioni della nostra razza. Attraverso questo armamentario mutiamo la realtà verso un maggiore svelamento e tutto questo prima di occuparci di stabilire ciò che è reale.