La calma della mente è il solo fine della storia che raccontiamo, ma per ciascuno le necessità sono differenti, a volte opposte. La narrazione di una esperienza, che appare reale solo perché le idee e i fatti e i personaggi che raccontiamo sembrano autentici, è un congegno adatto a sfidare le meccaniche del tempo e dello spazio. Noi suggeriamo l’uno all’altro che la nostra storia è reale. Quello che conta è che la storia generi energia e che non la tolga. Altrimenti le storie diventano trappole mortali.

Anche la nostra mente, quella richiamata alla presenza e alla consapevolezza proprio adesso, può essere ingannata per un istante, per essere calmata. Per questo la nostra narrazione deve essere musicale. Essa stessa deve poter contare sulla norma del cielo, che è ritmica, melodica, luminosa tanto quanto lo può essere un accordo veramente promettente. La fiducia accordata al narratore si svelerà in fretta opportuna o mal riposta, a seconda che il narratore sia capace, complice il lettore, di generare energia nuova.

Attraverso le garanzie armoniche possiamo poggiare i piedi ovunque. Solo in questo modo Orlando può ritrovare il suo senno e continuare a sembrarci meno che pazzo. La messa in scena che immaginiamo regge per un momento brevissimo se non dimostriamo di essere capaci di sopportare la verità. Narratore e pubblico cospirano per riempire il mondo della nuova energia appena scoperta. Così va il mondo, così va la vita: ci comportiamo come se la felicità esistesse.

Le abbiamo provate tutte, le congerie armoniche. Ci siamo lanciati lungo ogni possibile intervallo, anche scatenando quelle stesse forze infere che consideriamo il vero nemico. L’incoscienza umana, il tratto distintivo della sua stessa disfatta, ci ha portato a quella dissoluzione che resta necessaria, in un cammino in buona fede. Affrontando le regole note dell’armonia apprendiamo pure le regole ignote, spesso però a costo della sospensione dell’esistenza confortevole.

Non ci spaventa il rigore matematico dell’esistenza fisica. Non il suo corrispondente alternativo multidimensionale e metafisico. Non ci spaventa l’ignoranza, né la stupidità che ci rappresentano così perfettamente, possiamo accettare le nostre limitazioni finché una alternativa non si presenti e quella cerchiamo. Cerchiamo il fuoco della consapevolezza, l’acqua della condivisione, cerchiamo la lingua che ci riunisce al cerchio.

Non è la morte quello che ci spaventa. Non è l’inconsistenza, la mancata solidità del terreno, non è il dolore o la tristezza quello che temiamo. Temiamo invece la narrazione falsa, la sospensione dell’anelito vitale, della tensione verso il cielo di chi sia sprofondato nel fango. Temiamo la cessazione del flusso energetico che da solo è sufficiente a definire la vita. Temiamo lo sguardo vuoto, non l’incendio, temiamo la banalità, non la brutalità. Temiamo il falso.