La speranza non nasce da una visione del mondo rassicurante e ottimista, bensì dalla lacerazione dell’esistenza vissuta e patita senza veli, che crea un’insopprimibile necessità di riscatto.

Claudio Magris, “Utopia e disincanto”

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Leggere, adoperare i libri come fonte di formazione e ricerca, è soltanto uno dei modi possibili di affrontare il senso recondito della vita. Scrivere libri, anche nel senso del racconto prosaico, romantico, avventuroso, è una modalità propria, tutto sommato, di una cerchia ristretta dell’umanità. Nondimeno noi ce ne stiamo immersi in questa particolare modalità (almeno per qualche decennio ancora) e spesso possiamo considerare vero il fatto che non abbiamo altro, come civiltà, che i libri.

Occorre chiarire quindi quale sia la nostra posizione nei confronti di una cultura essenzialmente scritta evidentemente derivata dalla traduzione di una cultura orale sempre, in qualche modo, superiore. Di quella tradizione miriamo a conservare, questa è la parola, il senso profondo. La parola è suono, il verbo essenziale è fatto di consonanze e prima ancora di vocalità, di suono ventrale, gutturale, di petto, di testa. La voce umana risuona, effimera, e mantiene ordinato il mondo percepito, di per sé traducendolo. Lo scritto, in più, traduce l’orale.

Essendo noialtri gente intrepida non temiamo però i rischi della traduzione, della versione, della interpretazione. Seppure questi gli elementi di un processo estremamente avventuroso, comunque, siamo anche tenuti a considerare ognuna della complicazioni introdotte dal processo stesso, dal quale possiamo essere annichiliti come salvati, e che non manca mai di suscitare la nostra ammirazione e anche commozione, fino all’estasi inevitabile di fronte allo svelamento. Questi elementi, profondamente impliciti nella letteratura, sono l’oggetto stesso di qualunque studio in buona fede.

Ma la formazione e la ricerca, questi nobili strumenti procedurali così tipici della costruzione dell’essere umano, devono muovere dalla consapevolezza prima e da una vera e propria coscienza poi, dello scopo finale dell’esistenza. Per alcuni la soddisfazione materiale può essere uno scopo, per quanto vano ed illusorio. Per altri una specie di realizzazione emotiva può stare sempre al centro dell’azione, infine la più nobile indagine intellettuale del segno può portarsi via tutto il tempo. Ma ancora, oltre a tutto ciò, lo scopo si trova oltre: lo scopo è sempre e soltanto affrontare il prossimo.