L’oblio è l’unica vendetta e l’unico perdono
Jorge Luis Borges

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La lingua italiana è una magnifica macchinazione funzionale al disordine. Essa permette uno stile immaginifico e profondamente erotico, carico di arabeschi ricami, di dorature di fondo, di voli cromatici ascendenti. Una lingua adatta alla conversazione angelica, insomma. Essa inoltre possiede modulazioni interne che facilitano l’iperbolica ascesa aggettiva, come a spingersi sui ponti mentre li si sta costruendo. E’ una lingua progettuale, adatta alla definizione parziale di un cosmo di là da venire, alla realizzazione di un sentimento perlopiù aleatorio.

E’ l’italiano la lingua europea che meglio si adatta alla sospensione del giudizio, all’accettazione della sofferenza, capace com’è, essa, di dotarsi del lenimento, del balsamo indispensabile per affrontare la realtà più brutale, e pure quella più astrusa. Serve perfettamente a tradurre l’enigmatico incedere dell’antico Ebraico, del quale ammorbidisce il tragico eccesso di consonanti con una vocalità ampia, trasparente e dolcissima. E’ utilissimo per includere il racconto Sanscrito (salvandolo dai macigni teutonici), capace com’è di rendere l’illusione onirica.

L’Ispanico è maggiormente adatto alla canzone popolare, al sonetto di strada, grazie all’ossessione che lo pone contrario alla mutazione, ostinatamente rifiutata. Il Franco è più ancorato ad una unità nazionale troppo orgogliosamente esibita, ad una pervicace (ed efficacissima) affermazione di nobiltà adatta più alla gestione del fondo agricolo che alla avventura mondana. La pratica metafisica quotidiana viene pure ben espressa nella lingua Romena, arricchita e non diminuita dalla sottigliezza slava, che ne rende lievi i contorni, pure se anche qui l’italiano si smarca inviolabile.

L’italiano, insomma, è lingua poetica per definizione. Esso diviene in fretta limitato e scivoloso quando lo si adopera nel processo prosaico. Nell’anonima rete dei rapporti e delle relazioni sociali, in cui il singolo dipende da tutti in una malintesa libertà di parola ed espressione, l’italiano scende velocemente la scala dell’indispensabilità, diviene in fretta lingua inadatta a rappresentare il discorso corrente. La rivincita quasi immediata della lingua romanza inclina così ovviamente verso l’Ile de France, o verso una Mancha più terrestre e salata, per sprofondare subito nelle brume anglosassoni inverosimilmente slegate pure da ogni ascendenza latina.