È curioso vedere come quasi tutti gli uomini che valgono abbiano maniere semplici e che quasi sempre le maniere semplici siano prese per indizio di poco valore.

Giacomo Leopardi

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Due sono gli strumenti dell’esperienza: il tempo e la memoria. Adoperiamo il tempo come un contesto, per affrontare la molteplicità degli eventi, per venire a capo di una varietà immensa di punti di vista, per risolvere, ovviamente soltanto in apparenza, le contraddizioni più insopportabili. Adoperiamo la memoria per non rifare lo stesso errore due volte, per tenere nota delle soluzioni immaginate, per considerare in modo minimamente sufficiente l’impossibile linearità della nostra vita. E pure per continuare ad immaginare: per continuare, cioè, a prevedere.

L’esperienza indiretta, quella riflessa, riportata, raccontata, non funziona in maniera diversa. Noi accettiamo il racconto dell’esperienza altrui come un beneficio, fatta salva la fede in un racconto autentico, sincero, completo. La nostra esperienza del racconto dell’esperienza altrui diviene specchio in un labirinto nel tempo. Una grande disciplina è necessaria, tanto più importante l’esperienza tanto più grande il pericolo di perdersi in un tempo artificiale, arbitrario, inventato.

La nostra corrispondenza con il racconto altrui è tanto vitale quanto pericolosa. Nel tempo, come in un innesto ben riuscito, diventa difficile distinguere ciò che era nostro da ciò che abbiamo accettato da un altro: pensieri e visioni diventano parole e rappresentazioni, come qualunque altro elemento del nostro racconto privato. Nel tempo ogni figura sfuma, ogni scena impallidisce: rimane però un sapore, il profumo di un sentimento profondamente accolto. Il ricordo di quel sentimento non ha più nulla a che vedere con la scena originale, sia essa nostra tanto quanto altrui.

E ora il prossimo: il quale non è il vicino, ma piuttosto colui che ancora non conosciamo, il venturo araldo della nostra migliore verità. Egli sta raccolto ad immaginare ogni possibile apertura su un mondo più ordinato, pulito, illuminato da ogni sorta di segno vitale. Il suo viso, così incantevolmente dissimile dal nostro, contiene una luce salvifica che è però leggibile solo con gli occhi: i nostri occhi, ben aperti. Il tempo, il nostro tempo vitale, così carico di silenzio e rumore con brevi sprazzi di musica, non può essere rallentato. Vero invece che esso può essere accelerato dal cattivo uso.