La funzione del linguaggio non è quella d’informare, ma di evocare.
Jacques Lacan

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Immagino la cultura umana come una nuvola, sospesa come un patrimonio al disopra del mondo umano. Immagino che essa sia intessuta in trame indefinitamente complesse, eppure leggibili. Che essa sia ordita del sangue e del dolore degli umani appassionati e sacrificati, così come di una luce assoluta, che illumini le ombre della sofferenza inutile. Immagino una azione umana che sia totalmente sottoposta a tale presenza, perché qui è raccolto, così come la terra raccoglie il frutto del lavoro, il vero frutto della visione, e della comunicazione.

Immagino insomma la rete della intelligenza umana come una speciale identità in sé. Intendo investigarne i contorni, le particolari modalità che emergono dall’accidente, dalla coincidenza di fattori innumerevoli, da ogni sorta di azzardo universale. Intendo lasciarmi invadere dalle intuizioni derivate da una investigazione accurata, colta ed informata, non dalle arbitrarie elucubrazioni dei manipolatori. Aspiro ad una apertura condizionata, dalla bellezza e dalla sobrietà, in cerca di una resa incondizionata, in cui sono solo una parte, e non più a parte.

Intendo accettare ogni luogo immaginato con consapevolezza e lealtà, abitarne lo spazio e la luce se in questo luogo trovo nutrimento per la mia stessa capacità visiva. Intendo abbandonarmi ad una immaginazione creativa, che mi renda capace di realizzare un silenzio totale, in cui i tratti personali, le ambizioni mondane, le relazioni sociali siano strumenti, mezzi attraverso i quali si possa giungere alla chiara sensazione di me stesso, non viceversa. Per questo intendo condividere ciascuna delle idee che ho affrontato in questa investigazione.

Investigare, infatti, è il nostro compito. Un processo nel quale dobbiamo essere esatti, imparziali, lucidi ed attenti. Di questo parliamo quando definiamo il corretto processo critico, quello che necessariamente dobbiamo attraversare quando la ricca tessitura degli eventi apparenti entra, davanti ai nostri stessi occhi, in crisi. Quando gli strumenti che abbiamo affinato per affrontare l’architettura del mondo si spezzano, quando l’esperienza del percorso noto, l’utilizzo del gesto familiare, falliscono per inadeguatezza.

Investigare la vera realtà ci porta a vederla: comunicare tale visione è il passo successivo, tremendamente imprescindibile. Per questo organizziamo il teatro, dipingiamo appassionatamente i fondali di scena, organizziamo i suoni e le parole, spargiamo profumi seducenti, lucidiamo gli argenti. L’urgenza, improvvisamente ineluttabile, rende necessaria ogni traduzione possibile, verso i codici e gli stilemi comuni, per realizzare quella visione condivisa che riguarda tutti i presenti: L’unica intelligenza umana, l’unica verità istantanea.