Si dice ch’io non creda a nulla se non ai miracoli.
Ignoro che cosa credi tu, se in te stessa oppure
lasci che altri ti vedano e ti creino.
Ma questo è più che umano, è il privilegio
di chi sostiene il mondo senza conoscerlo.

Eugenio Montale – Satura

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Niente appare più fondamentale, elementare, semplice dell’affrontare i bisogni del corpo. Il corpo ha bisogno di cibo. Ossigeno, carbonio, idrogeno, azoto, calcio, fosforo, sono gli elementi di cui un corpo animale è costituito, che si consumano nell’esercizio delle funzioni corporali, che devono necessariamente essere rinnovati continuamente, attraverso appunto l’assunzione di cibo. Le funzioni accessorie del corpo non sono molto più complicate, per quanto l’equilibrio delle parti sia difficilissimo da mantenere.

La mente ha bisogno di sillogismi. Svegliandosi essa ha bisogno di trovare il nesso tra la varietà apparente di cui il mondo è costituito, i modi speciali in cui l’individualità trova la sua posizione nella straordinaria complessità della tessitura del mondo, le cifre, anche stilistiche, attraverso le quali il mondo si esprime e percepisce, contemporaneamente, sé stesso. Nello straordinario processo di ricreazione che la mente organizza per sé e per il mondo, interviene l’erudizione.

L’anima, la meno sfuggente delle strutture costituenti, esige l’estasi. Per l’esistenza animale niente è irraggiungibile, nessuna barriera si pone tra sé e l’universo. Ogni esperienza estatica si svolge in modo differente e variabile, ciascuna di esse genera lo stesso stato: la gioia, il giubilo, la leggerezza cantante. Ogni vuoto, ogni mancanza, ogni limite all’esperienza estatica genero lo stesso stato: il dolore, la lamentazione, la soffocante grevità.

L’azione umana, l’azione poetica, riguarda ciascuna delle parti in gioco. La stessa opera dell’ingegno produce i pomodori, il grano, le rose, l’architettura ben proporzionata, il canto armonico, l’esercizio delle lettere. L’azione umana considera le necessità fondamentali inscindibili, le tratta come un tutt’uno. La maggiore delle esperienze fisiche, la coltivazione del giardino e dell’orto ci fornisce l’indicazione miracolosa ad ogni piè sospinto: nulla, nella germinazione vegetale, è generato da noi, noi prepariamo soltanto il terreno.

L’ipotesi vitale, il motivo per alzarsi la mattina, da luogo ad una congettura friabile: la trasformazione, il rigenero, la mutazione ed il cambiamento delle nostre strutture percettive va riorganizzato ogni giorno. La tesi affermativa che ci impone di uscire nel mondo non è fondata su una importante sicurezza, ma sull’azzardo. Essa si tiene insieme attraverso fili sottilissimi e va messa duramente alla prova, nella conversazione. La corroborazione di questa tesi è la nostra prova del fuoco, la sua dimostrazione il nostro contributo alla conversazione.

E’ la nostra ipotesi immaginaria che ci fornisce il nostro posto nel mondo: questo posto è quasi completamente determinato dalla consistenza della nostra ipotesi, nel suo radicamento nell’esperienza, nell’intelligenza che il mondo stesso ci fornisce. Da questo posto comincia il nostro lavoro: Il nostro mondo immaginario va riformato perché instabile, non perchè esso divenga solido ma perché sia adatto. Le norme universali si realizzano nel mondo non per la sicurezza, ma per la forza necessaria ad affrontare l’azzardo.

Il nostro segno sulla superficie della vita non è una creazione ma soltanto un’aratura. I nostri strumenti non generano la vita, ma le permettono l’ingresso nel mondo. Lo studio consiste della raccolta di materiali leganti, di corde, di chiodi e viti, che tengono insieme l’architettura del racconto. L’erudizione è il deposito degli attrezzi, la cultura è il processo di preparazione del terreno, il sostegno agli arbusti potenziali, la cura delle fragilità, delle immaturità. La sapienza è l’informazione necessaria alla sopravvivenza, all’adattamento alle condizioni mutate in cui ci troviamo a vivere.