Passo tempi, passo silenzi; mondi senza forma mi passano accanto.
Il libro dell’inquietudine
Fernando Pessoa

trey-ratcliff-lonely-chair

Immaginare il mondo, questa è l’opera umana. Prevederne i contorni, proiettarne i colori, riempire gli spazi di sostanze acustiche. Ed è una operazione che si compie pure nonostante noi stessi, che ne siamo cioè consapevoli o meno, volenti o nolenti. La nostra partecipazione all’opera umana: questa è la questione su cui si argomenta incessantemente. Quali siano i modi appropriati, quale sia l’opportunità esistente, quale la forma delle cose a venire, e anche quale sia la difficoltà, la speciale resistenza del nostro materiale favorito, quello su cui sentiamo di dover interferire.

Il mondo è una struttura architettonica, principalmente acustica, in definitiva luminosa. Nostro compito è permettere che nel mondo entri la vita, l’energia, attraverso le imperfezioni, le spaccature della cupola, le crepe nei muri, le fessure delle vetrate. Dobbiamo immaginare un edificio che neghi sé stesso, la sua inquietante solidità essendo la sua propria debolezza congenita, e non viceversa. Perché noi popoliamo la vita, non il mondo. Siamo esseri sonori, contemporaneamente vibrazioni e particelle, privi di origine, destinati alla fioritura nell’aria, ed alle tempeste di polvere.

Fantasticare è la distrazione. L’allontanamento da queste necessità vitali, dal fuso intorno cui ruotiamo per essere viventi, senzienti, assertivi, creativi. Fantasticare è delizioso, perciò difficilmente resistibile, nondimeno: come il cinema di Hollywood, le sigarette, il gelato, alla lunga ci uccide. Fantasticare uccide la capacità sensitiva, e pure quella sensibile, e ci sfinisce. Toglie alla nostra energia proiettiva il senso del colore, ne svuota la flessibilità di sostegno, toglie al contenuto armonico della nostra voce le componenti che ne costituiscono il vero carattere.

Fantasticare significa immaginare arbitrariamente. L’esercizio di una libertà senza radici, senza rispetto per il materiale di cui l’universo, il mondo, il nostro corpo sono costituiti. La libertà umana, la limitatissima estensione delle possibilità inerenti questa condizione, è minacciata principalmente dalla falsa libertà, dalla licenza. La licenza, sempre esecrabile se non espressamente autorizzata, ci porta ad un arbitrio che non ha niente di libero. Ci rende sterili, privi di spirito vitale, in definitiva: é la licenza stupidamente estesa che ci svuota di ogni spinta.