At certain points in our existence we break off the nature of our existence and proceed to exist only in books, in written stuff, until we again have the opportunity to exist in nature and continue to exist in nature, very often as another person, always as another person.
– Thomas Bernhard

Se è vero che ogni psicopatia implica un punto di riferimento, può essere molto difficile procurarsene uno. Per conto mio, la maggiore difficoltà sta nel mantenere il mio interesse per la conversazione, per esempio: che faccio se i convitati vogliono parlare di politica con mezzi di decifrazione ideologica molto limitati, o di calcio portando la loro intensa esperienza di spettatori televisivi. Di solito mi ritiro in un visibilissimo mutismo, segnando il nome del padrone di casa sulle note del telefono. Sono zone dalle quali non riesco a far uscire nessuno soltanto grazie ai miei argomenti favoriti, zone dalle quali vengo volentieri buttato fuori.

Mi piacerebbe affrontare una conversazione in cui si affronti il sesso con una certa cognizione di causa, nella quale confessare, per esempio, la mia perversa inclinazione giovanile per le donne fertili, che negli anni è mutata in passione per le donne incinte e poi per le madri, portatrici inconsapevoli di una esperienza completa di sofferenza estatica, unica dimensione nella quale la mia disincantata libido fiorisce. Questo mio coming out sarebbe probabilmente preso per un ossessione compulsiva però, così stento a esprimere i miei sentimenti e mi limito ad annuire senza commentare gli obblighi della famiglia nucleare.

Amerei anche raccontare qualche aneddoto della mia estesa frequentazione sociale con l’Onnipotente, insieme al quale frequentavamo i festival musicali negli anni settanta. Lui era stato all’isola di Wight prima che ci conoscessimo e ne aveva ricavato una forte impressione. In particolare tentava, ed io lo accompagnavo incuriosito, di decifrare l’oggetto della devozione del pubblico. Lui sosteneva che amassero la catarsi del rumorosissimo impianto di amplificazione del suono, io che lo scopo di quei pellegrinaggi fosse lo scambio di erbe, pollini e fluidi facilitanti. Di certo erano il mio scopo.

Infine vorrei raccontare la mia esperienza con la meditazione, che considero pericolosissima per chiunque abbia anche la pur minima aspettativa. Al contrario delle costruzioni mentali tipicamente oggetto e soggetto dell’agitazione umana, infatti, qualunque pratica contemplativa e speculativa deve essere profondamente distaccata dalle fissazioni personali. Come nella conversazione la buona maniera è sempre partire con la riflessione dopo aver ascoltato attentamente il punto proposto, dal generoso anfitrione che deve saper proporre il suo chablis o da un qualunque invitato capace di tenere alta l’atmosfera endorfinica.