Non mi ricordo di aver mai provato prima una tale separazione fra il mio, pur arruffato ed incolto, senso della giustizia ed il mio interesse personale. Le due cose non si erano mai veramente distinte per me. Se mai ho saputo cos’è la giustizia ho saputo anche qual’era il mio interesse personale.

Non ho mai fatto nulla per ottenere la mia personale felicità. Nemmeno ho mai fatto nulla per perderla. La parola stessa non ha mai significato granchè per me. Penso poco ai miei diritti ed alle mie ambizioni. Preferisco pensare alla necessità di adattarmi a quel che vedo, a quel che scopro e sopra ogni altra cosa a tutto quello che mi viene chiesto. E alle gioie immense che da questo derivano.

La mia aspirazione infantile all’essere nessuno ha avuto momenti critici, ma in fondo quello che volevo da giovane ce l’ho davanti a me. Le mie necessità personali sono adesso sempre minori e posso concentrarmi sull’importante processo del mutare costantemente di forma. La fila dietro a me è sempre più corta.

Prendere parte ad una comunità di valori ed interessi è sempre più difficile, ed è un’azione che pretende molto più tempo di quello che ho. Nella mia vita straordinariamente occupata c’è a malapena un po’ di tempo per parlare ai miei figli, ai miei vicini, a chiunque mi veda passare. E le domande che sento sono sempre più chiare.