Nessuno sa cos’è la pulizia finchè non si lascia andare in un hammam. Le condizioni del corpo umano, che esige un impegnativo movimento, sono articolate aldilà della nostra ridotta esperienza. Polmoni, intestino, ogni ghiandola interna, che sono sistemi potentissimi di nutrimento e di scambio, devono essere ripuliti, ben riempiti e ben svuotati, in un esercizio di partecipazione alla vita che è il meglio di cui siamo capaci. In un hammam tenuto in ordine il corpo umano respira.

E’ l’acqua l’elemento di cui ho bisogno. Il trattamento dell’acqua, la sua disponibilità nell’ambiente, il suo movimento e la sua conservazione sono ciò che regola la mia relazione con un paese. Salgo in montagna, a casa, per trovare un ruscello, un lago, la sorgente di un fiume. Mi dirigo a nord in cerca di pioggia, trovo i brevi acquazzoni commoventi, le nuvole veloci mi aprono il cuore, spero nella rugiada del mattino, confido di uscire la sera con gli alberi ancora carichi di pioggia.

Ma sono le opere degli uomini che comprendono l’acqua, la sua onnipotente natura, quelle che mi toccano ancora di più. Gli acquedotti antichi, le cisterne sotterranee, i pozzi profondi, perfino i sistemi di eliminazione dell’acqua, in certe antiche città. L’amministrazione di una città, di una regione, ma anche di un impero in effetti, è palese nella regolamentazione dell’acqua. L’acqua è il veicolo di molte consapevolezze, anche di memorie e di sentimenti che a volte vorremmo lasciar andare per sempre.

La mia relazione con il mare è diversa. Questo incredibile vento fresco e asciutto, che abbiamo attraversato per arrivare qui, è stato una autentica rivelazione. Non avevo mai creduto di poter sentire una così autentica freschezza lontano dall’acqua dolce, temevo una eccessiva secchezza che avrebbe reso il mio respiro più difficile. L’acqua di mare ha una natura profondamente diversa per me, riguarda molto di più l’esplorazione di condizioni umane più arcaiche, selvagge, con le quali mi misuro poco.