Un hombre que cultiva su jardín, como quería Voltaire.
El que agradece que en la tierra haya música.
El que descubre con placer una etimología.
Dos empleados que en un café del Sur juegan un silencioso ajedrez.
El ceramista que premedita un color y una forma.
El tipógrafo que compone bien esta página, que tal vez no le agrada.
Una mujer y un hombre que leen los tercetos finales de cierto canto.
El que acaricia a un animal dormido.
El que justifica o quiere justificar un mal que le han hecho.
El que agradece que en la tierra haya Stevenson.
El que prefiere que los otros tengan razón.
Esas personas, que se ignoran, están salvando el mundo.

Los Justos – Jorge Luis Borges

Mi interrogo, a volte, sull’opportunità del lavoro. Qualche definizione: lavoro è almeno la modifica della configurazione davanti alla quale ci svegliamo; lavoro è, nel caso migliore, ricostruzione di una configurazione ideale; lavoro è sempre restauro e manutenzione dell’esistente; lavoro è, a volte, un contributo alla ricreazione dell’esistente. Mio padre, per esempio: pescava il pesce, cucinava il cibo, coltivava un orto, cucinava il cibo. Nessuno ha mai avuto responsabilità più grandi delle sue, nella manutenzione del mondo, nessuno ha mai avuto responsabilità più umili delle sue, nella manutenzione del mondo.

Da ragazzo non credevo che il mondo dovesse essere mantenuto, oggi non credo affatto che il mondo debba essere mantenuto. Perciò feci un voto solo parzialmente informale, quello per cui mai avrei lavorato. Mi sono impegnato invece a compiere ogni gesto senza commissione nè omissione, mi sono impegnato a guardare lucidamente (quanto posso e ho sempre potuto) i meccanismi che sottendevano al mio gesto, ricavandone un’impressione quasi assoluta. Di sicuro ho posto tutta la mia attenzione nell’impedirmi di sostenere qualunque status quo.

Mi interessa poco il senso di utilità. Qualche definizione: è utile ciò che mantiene l’ordine, ma l’ordine non è ottenibile: l’errore dissolve l’ordine, ma l’errore è inevitabile. Credo piuttosto solidamente in una entropia fatale, e questo non mi ha mai turbato. Non mi assumo nessuna responsabilità per la manutenzione del mondo, tutto qui, chè mi sveglio ogni giorno in un mondo differente. Piuttosto, il mio è un impegno di adattamento, di intelligenza locale; un impegno di esperienza, dalla quale vengo sempre escluso. Non presumo di aver tradito il mio assunto giovanile, piuttosto ho tradito il mondo.

D’altra parte non posso intuire un mondo di cui non sono parte, perciò sono responsabile dello sfacelo come chiunque altro. Osservo con indifferenza i frantumi del mondo, tentando di difendermi dalla vera insidia che è la malignità. Desidero vivere come un cane e spesso mi sento una volpe tra i leoni, ma sono una volpe senza zampe. Mia premura costante è difendermi dall’obbligo di azione, ma ho realizzato ormai da tempo che sono, attualmente, completamente privo di difese. Credo nell’esistenza di idee brillanti, e nella inesistenza della loro attuabilità.