Ciascuna sventura è il frutto di un atto immorale. Non che sappiamo misurare con una qualunque precisione dove quest’atto abbia avuto inizio. Un po’ come ogni evento sulla terra, nulla inizia e nulla finisce, non siamo capaci che di misurare ciò che abbiamo davanti agli occhi. Perciò spesso siamo costernati davanti al ripercuotersi di un atto ignoto.

Morale è ciò che siamo in grado di sopportare. L’esercizio del nostro potere è limitato dalla nostra struttura mentale, dalla nostra conoscienza, dalla nostra intelligenza con l’ambiente tutto, dalla memoria dell’esperienza reale. Transigere ciò che conosciamo genera ripercussioni difficilmente misurabili, sull’onda delle quali possiamo volare, così come frantumarci sugli scogli.

Tutto questo dovrebbe generare prudenza, non paura: attenzione, non tensione soltanto. Morale è il risultato della nostra coscienza dell’unità delle cose: il frutto che rubiamo è nostro, la mano che tagliamo è la nostra. Morale non è un codice di comportamento rispetto all’altro, insomma, chè l’altro non esiste. Avere accesso al codice è solo un’illusione.

La vera trappola morale è la menzogna, che separa ciò che crediamo di essere da ciò che siamo realmente. La frattura si realizza ad ogni parola detta, ad ogni oggetto desiderato, ad ogni transizione dal proprio scopo, così difficile da mantenere a fuoco eppure oggetto unico d’amore e devozione. La salvezza non è nella sincerità ma solo nella verità, non nel mondo ma solo nella vita.