Il processo della nostra esistenza è regolato dalle conseguenze. Ogni principio di causalità è utilizzabile, nella nostra vita quotidiana, come indicatore di direzione, pure se non contiene alcun giudizio di valore. Eventualmente ci sono ripercussioni diverse: quelle che riusciamo a governare, nella tempesta delle emozioni, che possono essere magnifici pungoli che ci invitano nella direzione dei nostri bisogni autentici, oppure inaspettate deviazioni correttive verso visuali importanti e bellissime. Altrimenti quelle che non riusciamo a governare, che ci spingono verso la deriva in un mare oscuro, pulsante di incognite.

Ogni momento della nostra percezione di noi stessi è regolato dalle coincidenze. Sono traiettorie inevitabili, quelle che seguiamo, attraversiamo, incontriamo. Pure, ciascuna di esse dà luogo ad un segno, ad una traccia del tutto imprevedibili, alla scoperta di figurazioni di intelligenza inedite e fruttuose. Nessun percorso è singolare: pure ciascuno di essi è unico, ed è irripetibile. Ciascun percorso è insignificante in sè, finchè non incroci un altro percorso e l’attrito generi la scintilla della vita, della visione e della consapevolezza. Nel momento in cui i nostri percorsi si incrociano, oltre che uno dell’altra, prendiamo visione della nostra stessa faccia.

E’ tracciata dal fato, l’intera storia della nostra vita. Passo per passo, errore per errore, incontro per incontro. Ogni momento del nostro cammino è scritto: siamo torrenti prevedibili che non escono dal proprio flusso vitale, nemmeno possiamo evadere dal nostro ambiente, nè abbandonare il nostro circolo di comunità, pena il disorientamento e la cecità, pena l’abbandono della luce e della speranza. Se avessimo la corretta nozione dell’ampiezza del nostro ambiente, dell’estensione del nostro circolo, però, saremmo davvero gente molto più aperta e serenamente responsabile, chè nessuno vede i confini del proprio mondo in una sola vita.

Il mondo è uno spazio bianco, privo di coordinate stabili. Segnare le curve di un viaggio al suo interno è compito nostro. Gli strumenti sono l’attenzione, l’intuizione, una ferma apertura all’infusione e solo in fondo, ammettiamola, l’informazione. Ci occorre una sapienza tutta mnemonica, ché l’orientamento si perde con un solo passo. Ci occorre una intelligenza diffusa e solida, che deriva dalla connessione intima ed impersonale con i nostri vicini. Ci occorre la capacità di conservare l’esperienza, perchè l’unico errore è non imparare dagli errori, l’unico peccato è distrarsi, l’unica colpa è l’abrogazione della responsabilità.