Scancellare la filosofia come materia di studio dalle scuole è un vecchio sogno dei regimi chiusi. Paradossalmente sarebbe il sogno di alcuni filosofi, che considerano finale il proprio pensiero. E’ un misto di senso di inferiorità (e conseguente rivalsa) ed estrema supponenza, che capirei bene se non mi scappasse da ridere. In fondo, sia Hegel che Kant stessi gradirebbero una certa limitazione dell’apertura ideologica, essendo la luce della ragione finalmente stata espressa a puntino da loro stessi: di certo gradiscono certi ducetti da periferia, mai disponibili allo studio neppure nella società democratica.

Non che mi interessi particolarmente il destino della scuola di massa, finalizzata da sempre al controllo ed all’esclusione, piuttosto che ad una qualunque educazione. Proprio il contrario dell’Accademia Scolastica, organismo molto più interessato al nutrimento che al giudizio, più interessata di sicuro alla verità che alla promozione sociale. Nella formazione della classe dirigente della politica del fare, comunque, la speculazione epistemologica e diciamolo pure: qualunque accurata meditazione etica, è fuori luogo e dispersiva alla perpetuazione, figuriamoci alle false riforme.

Non trovo nemmeno particolare tristezza in certe esibizioni muscolari di rifacimento delle strutture di istruzione. Ovvio che ci si premuri di mantenere il controllo di strutture anche marginali, rispetto alla rete televisiva, di condizionamento e repressione ricreativa. Ovvio anche che la struttura sociale si raccolga intorno ad una qualunque ipotesi di disciplinamento forzato, vista la totale incapacità sociale di formare individui divertiti e capaci di guadagnarsi da vivere. Meno ovvio che ci si aspetti un esito qualunque nel senso della ricostruzione di una società dei consumi morta e sepolta.

Il processo scolastico (mutuo per definizione) deve semplicemente essere invertito: L’alunno deve cercare l’insegnante, corteggiarlo e pregarlo, seguire il suo esempio ed obbedire. D’altra parte colui che potrebbe essere di esempio alla gioventù, capace cioè di esemplificare una condotta etica decente e di professare un’autentica capacità di investigazione, capace di regolarsi unicamente sul suo amore per la verità e la vita, non pare al momento disponibile ad impegnarsi nei nostri istituti tecnici o scientifici o classici. Più probabile che lo si trovi volontariamente escluso ed isolato nella custodia e manutenzione della luce umana.