Quale il valore della biografia o peggio, dell’autobiografia? I nostri stilemi illuministi, poi romantici, infine nazionalisti danno luogo ad immagini inventate e così difficili da ricordare. E’ probabile che qualunque tentativo biografico si riduca, grazie all’inevitabile enfasi mitomaniaca, ad un esercizio di riduzione patologicamente psicotica. La nostra vita personale, peraltro, è proprio poco più di questo.

La nostra rigidissima abitudine di proiettare ansie e frustrazioni sulla realtà diverrebbe acciaio, a lasciarsi andare, ancor più se resa attuale nel racconto. Ora, l’istantanea emancipazione da tutto ciò è facile: si abroghi l’immagine stilizzata e artefatta di sè in favore della rete di ascendenze ed influenze che ci ha dato luogo, si riveda il centro dell’esistenza dal luogo che, solo, ci riguarda. Il centro dell’universo intero.

In quella condizione estatica in cui veniamo a trovarci al culmine della nostra esperienza esistenziale, cosa può contare la nostra biografia, lo sciocco accumularsi di date e ricorrenze, impegni mondani e scadenze legali? Su quelle apparentemente illimitate onde verso le quali spingiamo la prua, a bordo di una mongolfiera che sorvoli le meteore, se la nostra voce acquista vita propria, portandoci senza protezione nello spazio intercellulare, le credenziali demografiche sono solo un peso.

La psicologia della personalità è una importante trappola, tanto sottile quanto greve. Molto prima della necessità terapeutica, senza nemmeno considerare l’altro mondo, è personale molta della zavorra che ci impedisce di volare. Consiste di doveri, non di responsabilità, di diritti anzichè di agilità, questa persona. Ecco, la difesa accanita di una personalità coerente e conoscibile, registrata ed approvata dal consenso sociale pare essere, qualche volta, la nostra sola ambizione.

Pure, non c’è nulla di coerente nella veste veicolare che amiamo considerare noi stessi. Forse che la ragionevolezza dell’identificazione anagrafica spazza le contraddizioni? Forse che una docile resa all’esercizio obbligatorio ci rende forti e fermi, nelle tempeste magnetiche che spazzano ogni mondo? Noi siamo quel fastello di elementi instabili che qualunque vento può attraversare, piantati per terra solo per volizione, quando la connessione con il pianeta ci rende liberi di godere dell’aria sul viso, dell’acqua in gola, del conforto integrale del terreno