There is nothing that we can do.
Nevertheless, we must do what we can.
RF

Pure se sappiamo che la realtà è completamente priva di forma, che ciascun evento è in realtà un movimento verso configurazioni mutevoli, che la transformazione continua è l’unica certezza, che la complessità degli slittamenti paradigmatici è inafferrabile ed imprevedibile. Pure se sappiamo tutto questo, crediamo di avere la capacità di controllare qualunque cosa, di determinare la nostra posizione sulla scena. Crediamo di avere un potere.

L’equilibrio tra la responsabilità di questo potere e la capacità di usarlo sta tutto nella nostra coscienza. La nostra educazione ci rende presenti a noi stessi, ma è solo il duro lavoro, la perfetta amministrazione dell’energia di cui veniamo riempiti che ci procura una coscienza. E’ questa coscienza l’unica che ci permette di sentire la portata del nostro potere reale, che c’è oppure no a seconda della nostra attenzione impersonale, intima, universale.

Il nostro è un potere di interpretazione. Le strutture mentali che ci consentono una lettura della realtà che possa essere utile, per noi ed i nostri simili, sono le stesse che ci suggeriscono una idea di felicità, o di sofferenza inutile. L’intera esistenza in vita consiste della necessaria sofferenza che questa educazione implica, che la costruzione di una coscienza, di una conoscenza, di un’anima, impone. Nel processo abbiamo delle opportunità di comportamento equo.

Nel migliore dei casi sappiamo leggere la particolare configurazione che abbiamo davanti agli occhi. Siamo esposti ad intemperie vitali, ad eccitazioni meravigliose ed imponenti dalle quali siamo sempre tentati di ripararci. Sono queste intemperie sempre inaspettate, invece, che ci rendono quel che siamo veramente, spazzando e smembrando ogni costruzione inopportuna intendiamo tenere addosso. La furia degli elementi ci spoglia di qualunque idea inventata su quel che siamo, lasciandoci vibranti di pura luce, quel che siamo davvero.

Sento la mancanza di John Martyn, oggi. I dischi sono una cosa orribile in fondo, ma mi permettono di sentire meno questa mancanza.