Un gentiluomo è una persona che dice ciò che pensa e che pensa a ciò che dice; un gentiluomo sa trovare parole che rendano con precisione il suo pensiero e, soprattutto, possiede una dirittura morale che garantisce per le sue parole.

Reginald Fleming Johnson
Twilight in the Forbidden City

Qualche passo falso, bugia, tradimento e la nostra vita assume le caratteristiche dell’isolamento, del rigetto e della nausea che ne consegue. E’ facilissimo disintegrare la propria connessione sociale, ed è un esperimento molto interessante ammesso che qualcosa, dietro di noi, tenga traccia del percorso.

Siamo esseri emotivi soprattutto, non fisici. Eppure la nostra maturità emotiva è così spesso preda di influenze esterne disconnesse e frammentate, prive di qualunque scopo o direzione. Crediamo di essere individui solidi, capaci di badare a molte delle nostre necessità. Eppure basta la pioggia a renderci tristi.

La nostra esperienza fisica consiste essenzialmente di gesti ricreativi, che possono essere automatici o meno. Tutta la differenza, e la visione, e la consapevolezza, derivano dall’esposizione di questi gesti in pubblico. Attraverso gli occhi (e le orecchie) dei nostri vicini la nostra coscienza si espande, il nostro gesto si regola.

Quando prendiamo consapevolezza che nessuno è un altro, altri orizzonti si aprono. La compagnia di cui avevamo così tanto necessità nell’infanzia cessa di essere possibile. Ogni dialogo, ogni confronto, ogni paragone si svolge unicamente al nostro interno, ogni informazione possibile è data. Restiamo soli.