how to turn a mass of individuals into a community?

Certainly, there are structural situations in society that support, to greater & lesser extents, this hope. The increasing micro-management by a centralised, controlling authority (even with the bestest of all possible intentions) is not, IMO, of much use in supporting community initiatives. An integrated, functioning community is primarily a phenomenal expression of an inner condition & reality: we are already one, after all, yet we appear to be a mass of individuals. So, how to reconcile the two seeming incompatibles?

Amo incondizionatamente muovermi attraverso l’inframondo che i miei sensi immaginano così facilmente. Ci sono lingue che posso ascoltare soltanto lì, che risuonano in me così familiari, ed aliene insieme. Vedo il futuro stando là in mezzo, alcuni dei futuri più probabili, ne osservo usi e costumi, decorazioni e sostanze. Di quel futuro conosco le variabili, e le biforcazioni.

Sono riconoscibile laggiù, a momenti persino amabile. Il mio tempo trascorre tra meditazioni affermative e sottili piaceri, estasi incorrotte ed immense sospensioni. Posso fermare il tempo io, e pure continuare ad oscillare. Ogni decisione è tentativa, nello spazio tra i mondi, solo in superficie le ripercussioni sono misurabili, ma non sempre sopportabili.

Sospendo pure ogni discorso nel mio luogo ideale, nella nazione infraterrena di cui parlo così poco. Tengo gli occhi chiusi e godo di quelle meravigliose bevande. Niente amici, nel mio stato ideale, nessuna distinzione tra il mio essere ed il loro. Nessuna separazione rende ogni ragionamento troppo complicato, nessun desiderio è remoto.