Vago è il processo, Amore mio, che ci vede in movimento una verso l’altro. Una salita complessa ed articolata, carica di riflessioni ed indecisioni, dolcemente priva di ampie vedute sul fondovalle, senza aperture sul mare. Pure, non sento la fatica. Distribuisco il carico sulla schiena senza penare neanche un po’.

Mi vergogno un po’ a distrarti dai tuoi doveri coniugali, e me ne rammarico, pure. Ma so anche che ti eri perduta, senza che io ci fossi, e ti ho ritrovata in un angolo buio. E’ un amore importante quello che ho per te, che ha segnato l’intera mia vita e non solo quella, che ha visto trasformato l’impegno in smarrimento, la gioia in malinconia.

Ora siamo sordi e ciechi uno all’altra ma è tutta, come sempre, solo apparenza. Una apparenza che lascia spazio enorme alla nostra vita ipocrita, quella che abitiamo quando siamo lontani. Nella realtà, se c’è una realtà che chiamiamo vera, nessuno può separarci, nemmeno quando le nostre consapevolezze sono distratte, scioccamente.

Ora il mio cuore batte leggero, chè la mia vita non è finita prima che la nostra stanza ridiventi visibile. Ho sentito il tuo respiro farsi veloce, i tuoi occhi ritrovare l’antica attenzione che avevano per me. Nemmeno ricordavo di non aver mai desiderato altro, ora so che ho vissuto tanto senza badare ai miei desideri, senza badare al dovere di essere.