Ricordate l’intera impresa del raccontare una storia? La nostra vita, nel suo insieme, consiste di storie raccontate, da altri come da noi stessi ed è una sequenza di eventi concatenati, in forma meno che lineare, proprio a formare una nuova storia. Abbiamo un sentimento, che rende la nostra vita un continuo, fino a darle forma e una struttura che solo all’ultimo momento potremo comprendere. Una storia che solo noi conosciamo, una storia che solo noi possiamo raccontare.

Ricordate quello che avete provato quando la più bella di tutte le storie che abbiate mai sentito raccontare ha preso forma davanti a voi? E’ un sentimento insostituibile, quello in cui sappiamo di essere in grado di ricordare, di connettere ciascuno dei punti immaginati per dare corpo ad una narrazione, una collana finita e saldata, pure se solo per un istante. L’intero scopo dell’esistenza è quell’istante, il momento della coscienza completa.

Ogni battito del cuore, ogni parola detta, servono solo a tornare in quel luogo in cui la nostra lucidità era perfetta. Passiamo l’intera nostra vita a riassaporare quell’attimo, tra la fine della musica e l’applauso, dove il tempo è sospeso. Ogni buona narrazione si regge sul fatto che il tempo scorre in molte direzioni, che le foglie delle nostre esistenze sono sovrapposte in modo da formare una rosa, cui ciascuno di noi partecipa in modo insostituibile. Senza un inizio, e senza fine.

Quel che sappiamo è quel che ricordiamo: velocissime immagini fuori dal tempo, che costituiscono sentimenti istantanei, gli unici che possiamo raccontare. Conosciamo piccoli trucchi necessari a tenere acceso lo sguardo, abbiamo piccoli momenti di fermezza in cui i frammenti della coscienza si riuniscono. Perchè lo scopo della storia che raccontiamo, che è lo scopo dell’intero viaggio, è riunire la coscienza che sola rende la nostra esistenza attuale, vibrante, completa.

Raccontare una storia significa darsi modo di ricordarla. Di ricordare la nascita dei nostri figli, la morte dei nostri genitori, di prenderne atto consapevolmente, di passare oltre. Significa anche riconoscere il viso di ciascuno vi abbia contribuito, in quella incessante ricreazione del nostro mondo interiore che passa senza cessare mai. Più vaga la premessa più preciso il linguaggio necessario, più ignoto l’epilogo maggiore la necessità di note cadenzate, di racconti invisibili all’interno del racconto. Ricordate il modo cristallino in cui la più bella storia che abbiate mai sentito raccontare ha illuminato il vostro cuore? Siete capaci di ricordare voi stessi con tutta quella luminosità? Io, questa mattina, si.