Come sarebbe la nostra giornata se sapessimo cosa (o chi) regge davvero le sorti del mondo? La probabile risposta fa di noi gente che si sa difendere, che sa tenere le cose al suo posto, che abita la storia come un pretesto. Il fatto che probabilmente non cambierebbe nulla ci rende gente che si può avere accanto nelle (vere) avversità, fa di noi gente credibile, che (quando occorre) il fatto suo lo sa.

Non tanto perchè siamo semplicemente fatalisti o perchè neghiamo qualche responsabilità, ma solo perchè in fondo sappiamo che le apparenze ingannano ma non mentono, che ogni sostanza è solo un’illusione transitoria e mutevole, che gli uomini davvero potenti sono tanto pericolosi quanto indispensabili. Sappiamo che l’ultima parola viene sempre da un luogo inaspettato, nascosto ed invisibile, al centro del mondo.

Sono pochi quelli di noi che non si sentono al margine, ormai. Perdere la funzione sociale, specie se questa è sempre stata intesa correttamente cioè spassionatamente, può avere conseguenze davvero irrisorie. Viceversa coloro che sentono di stare al centro di un mondo al termine non sono affatto tranquilli. Noi siamo già seduti sul pavimento, la nostra prospettiva è già sensata e rivolta al meglio. Il terrore è finito, qui da noi.

Però è vero che non sappiamo cosa (o chi) regga le sorti del mondo. Non sarebbe possibile che tali pilastri si facessero distrarre dai nostri tremori, dalle nostre buffe sortite nella seriosa irresponsabilità, nella nostra senile preoccupazione per il futuro, nelle nostre romanticherie illuministe. Invece costoro, queste ineffabili configurazioni energetiche, si occupano di mutare ogni elemento in modo provvidenziale, di rinnovarne lo scopo e la direzione. Hanno occhi di fuoco e mani di brezza, i nostri santi, piedi terrestri e menti celesti.