Ogni memoria è la memoria di un viaggio, di un un moto da luogo immaginario e virtuale, cui le categorie della nostra mente si uniformano e piegano. Questo modo ha qualità trasformative ed imprescindibilmente imperative: pure ogni viaggio implica in qualche modo il ritorno, un rilascio di ogni impulso innovativo, come la pioggia che cade, di nuovo a rendere possibile la vita.

E’ un’incessante rinnovarsi, quello della nostra mente, in perpetua contraddizione con qualunque stato memorabile. Ogni giorno il risveglio si attua in un mondo differente, in cui ogni presupposto è mutato, ogni condizione svanita da luogo ad un ambiente diverso ed inaspettato. Solo la memoria dei nostri percorsi passati ci fornisce l’assunto imprescindibile: la nostra identità.

Solo il riferimento a principii categorici rende possibile il mantenimento delle coordinate. In viaggio, la mente vacilla. Ogni somiglianza, ogni simillitudine sfumano rendendo la nostra identità relativa e sfuggente. Solo queste attuali condizioni rendono la nostra vita sopportabile, in effetti: siamo quello che siamo in grado di mantenere, come un progetto fine e vellutato, che siamo in grado di ricordare.

Il nostro apprendistato è quello del musicista: abituare la mente a mantenere un modello riproducibile è lo scopo della nostra pratica quotidiana. L’alternativa è l’abbandono, la resa al flusso energetico così come sta. L’interpretazione del nostro moto apparente fa di noi quel che presentiamo: una fila spesso interrotta di immagini frammentate, che la nostra capacità volitiva rende comuni e comunicabili.