“Guai al potente che non sia pastore di sogni.
Lo scettro comanda di giorno soltanto se un pastorale di notte regge il gregge dei sogni. Perciò i sovrani si circondavano di poeti e tenevano d’occhio i buffoni.”
E. Zolla

Tre sono gli strumenti per abitare un mondo che vale la pena: la precisione dei termini, l’esercizio calistenico e la fermezza dello sguardo. Più facile se la propria occupazione sta comoda nel suo tempo, più praticabile se l’esercizio del mestiere è proprio, più godibile se siamo dotati di una autorevolezza sufficiente, che probabilmente deriva da una competenza estesa. Ma è uguale se è difficile, che la pena sarà sempre sopportabile.

Sopra ogni altra cosa sono tre i modi da evitare: allontanarsi dal sole, perdere il contatto con la terra, indugiare nell’aria stantìa. Più facile in questa primavera aerea e fremente di pioggia, più gioioso lontano dalle città, dalle autostrade, dai canali e dalle linee elettriche, più probabile quando si abita un tempo che non è solo il proprio. Ma va bene anche se è difficile, che la fine della giornata è splendente come l’inizio.

La propria esistenza va regolata sulle necessità dei proprii simili perciò diventa importante riconoscerli in mezzo ai maiali, ai cani ed alle oche. Meglio riconoscere la propria schiatta che basta un’occhiata, meglio farsi riconoscere dai corrispondenti chè le linee sono facilmente spezzate, meglio condividere con i propri figli, e con i propri padri, lo stesso linguaggio di conversazione, di negozio, di intelligenza.

Ma va bene anche vivere alienati da ogni linguaggio adatto alla circonvenzione di incapaci, staccati dal commercio di cibo e sentimento, quando finalizzato alle grandi cifre. Allontanarsi dal traffico di organismi umani, bellezze straniere, sostanze chimiche eccitanti e calmanti. Va bene anche attraversare la città di prima mattina, mentre gli spacciatori smontano i loro chioschi, va benissimo anche così.