The Red Room

Venezia è un almanacco multidimensionale, definito da multipli triangoli intersecati. Scorre attraverso fondamenta, rii interrati, ponti lanciati nel vuoto, campi nascosti e completamente isolati in una laguna eterea, fatta di sogni cristallizzati ed arredati da pericolosi stregoni, che intendevano proteggere le loro figlie dall’estasi.

Rosso è il cuore di Venezia. Un cuore adattato alla vista delle cose che lo fanno battere, un cuore segreto mai bagnato dalla pioggia, intoccabile dai vizi del mondo. Si trova sepolto, in un campo senza chiesa, nascosto agli occhi come ai percorsi favoriti, proprio all’intersezione dei Gesuati, Santa Maria Valverde e Santa Chiara.

Di questo cuore scrisse Lord Byron, nel manoscritto nascosto nello stesso campo e che pochi hanno potuto guardare. Don Juan ne parlò a lungo con Paolo Veronese, nel chiostro del monastero di San Sebastiano, ricevendo da egli stesso il mandato a custodirlo. Ruskin poi ne descrisse nuances e derivazioni, alludendo ad esso continuamente.

Lo stesso rosso appare sui segni di caccia degli Yanohami, sopra gli occhi del tempio di Lhasa. E’ lo stesso rosso che scorre attraverso le arterie del pianeta dormiente e che nutre le sue nascoste consapevolezze, le assopite coscienze, ciascuna rivolta al proprio plesso, ciascuna profondamente abbracciata all’altra.