Strange things grow in Vegas

Ci sono città adatte all’avventura, in cui uno spirito romantico risiede in ciascuna corte, in qualunque prospettiva. Città in cui ogni alito di vento scopre misteriosi avvenimenti, segreti crimini ed inganni speciali, in cui ogni canto nasconde i protagonisti, ogni seminterrato assassini e perseguitati, ogni alcova un amore illecito.

Altre città sono città d’esperienza, nelle quali ogni traffico ha dimensioni difficilmente misurabili, destinazioni illimitate, risonanze e ripercussioni senza fine. In queste città esistenziali ciascun abitante ha peso e responsabilità, ruolo e direzione. Sono città ordinate queste, in cui l’accumulo di poteri è proporzionato all’impegno, ed al consenso.

La città meditativa è una città silenziosa, musicale nella sua indifferenza alla storia, alle vicende passionali e violente, al racconto del mondo. L’occupazione degli abitanti di questa città è semplice ed essenziale: il cibo cotto a puntino, tappeti tessuti senza contare i giorni, il giusto contrappunto di luce e ombra nei lunghi portici poco affollati.

La città in cui vivo comprende tutte le altre città. Ne ha assimilato modi ed aspirazioni in lunghi secoli di commercio, d’intelligenza e dialogo, ne possiede tratti e corrispondenze sgravate della furia e di ogni ansia d’accumulo. Nella città in cui vivo il tempo è regolato sulla giusta durata di una composizione eterna, sempre in divenire, aperta e mai scontrosa.