L’animale che abito mi porta attraverso processi naturali carichi di sofferenza. Ho in effetti passato molte vite in mezzo a minoranze oggetto di ostilità. Ne ho compatito le sofferenze, compreso le recriminazioni e pure ho sofferto le tragedie dei persecutori, compreso intimamente l’inseparabilità delle parti. Non sono solo le vittime a diventare persecutori, ma anche viceversa.

Osservando i miei vicini non vedo comportamenti innaturali, certo non spesso. Le elementari ed irrisorie indicazioni di Freud sono sufficienti, nella loro limitata capacità di penetrare la natura, a spiegare comportamenti culturalmente miseri, paradigmi ideologici infantili e frammentati, e molti impulsi criminali. Nulla di sorprendente, nè di disperante.

Gli appartenenti al genere umano, coloro che ne possiedono tratti e fattezze, sono determinati dalla capacità di vedere (o dalla sua mancanza). L’errore più comunemente commesso è tutto nell’incapacità di fare i conti con la propria reale convenienza. Immagino ci sia una convenienza immediata, subito esigibile, ma nel medio e lungo periodo le cose sono differenti.

Se usiamo i due principii guida a proposito del rispondere alla necessità e fermarsi alla sufficienza, non per questo siamo penalizzati nella nostra convenienza, anche personale. Io non riesco a vedere la frattura: se è vero che tutto deve essere pagato da qualcuno, io credo che ogni crimine, ma anche ogni semplice errore, venga sempre pagato da chi lo commette.