“Ta tâche n’est pas de chercher l’amour, mais simplement de chercher et trouver tous les obstacles que tu as construit contre l’amour”
Djalal al-dîn Rûmi

L’amnesia è il frutto di una redenzione concessa per dono. E’ la cancellazione dei peccati che cessano di aver avuto luogo, in una riconquista dell’innocenza pura come se mai fosse stata smarrita. La qualità della misericordia non viene sprecata, scende dal cielo come una pioggia sottile, a nutrire il meglio di noi, che può fiorire.

Il vantaggio di essere talmente proni all’amnesia è che, pur non essendoci così tante cose da imparare, ce n’è sempre molte da riscoprire. Abbracciare il proprio persecutore è delizioso, in effetti, e non ricordarne la faccia aiuta. Scoprire di amare il proprio persecutore è una grossa liberazione che, in effetti, non ha prezzo.

Dimenticare le donne che non si amano più è come non averle mai amate. Scoprire di aver sempre amato una donna dimenticata, invece, è un piacere sottile, specie se la guardiamo come se non l’avessimo mai veduta prima. Possiamo non curarci del suo passato, con la volatile sensazione di aver fatto parte dello stesso passato.

Perchè ogni amnesia è caratterizzata da un tratto curioso. Pur non essendone consapevoli, le cose le sappiamo e c’è traccia dei sentimenti, dei dolori, delle conquiste e delle perdite. Anche se non siamo consapevoli che siano avvenuti, anche se ogni rimorso è astratto, ogni rimpianto dolce e trattenuto. Ci muoviamo su di una mappa chiara, che si può riscrivere.