La più alta aspirazione per un essere cognitivo è la capacità di intuizione. Vedere senza neppure aver guardato, trovare senza neppure aver cercato è la normale condizione umana, alla quale occorre aspirare, ma l’intuizione è davvero qualcosa di più. E’ la capacità di vedere la forma delle cose a venire, che non sono propriamente davanti ai nostri occhi.

Il nostro giudizio è spesso corrotto. Pure l’esercizio della visione istantanea, senza preparazione ed adattamento, è totalmente subordinato alla nostra capacità di giudizio. L’esperienza di questa visione, che è la nostra salvezza, è diluita, quando non è falsata, dalla nostra incapacità di essere imparziali. Cadiamo nella trappola di favorire ciò che ci piace, e viceversa.

La bellezza delle persone che incontriamo, per esempio, trae in inganno la nostra sensitività. La bellezza di un essere umano è determinata da pochi fattori: la funzionalità del suo sistema endocrino, la pulizia dei suoi movimenti micro e macroscopici, la sua consapevolezza della necessità del sorriso. Eppure pensiamo semplicemente che quel che è di nostro gusto sia oggettivamente la bellezza.

Tutti pensiamo di aver elaborato un giudizio sofisticato, di avere gusto, sentimento, capacità di godere nelle giuste condizioni. Ma solo alcuni di noi sanno riconoscere una intuizione di qualità, una visione interiore che ci permette di definire brevemente e chiaramente la qualità di fronte alla quale ci veniamo a trovare. Questa capacità soltanto ci permette di trascendere il mondo.