Oggi sono più vecchio di Kurt Weill

E’ probabile che l’incosapevolezza diffusa riguardo la cultura, l’insieme di tecniche adatte a trasformare quello che abbiamo in un maggiore disponibilità di mezzi, sia dovuta alla facilità che abbiamo di sprecare tutto quel poco che guadagniamo con il nostro lavoro.

Altrettanto probabile, non saprei spiegarmelo altrimenti, è che la confusione di fronte all’utilità della speculazione filosofica sia dovuta all’inconsapevolezza altrettanto diffusa del fatto che non esiste una vita pratica che non sia soltanto l’attualizzazione di un modello di pensiero che abbiamo elaborato e che chiamiamo personalità.

Naturalmente qualunque “fatto” possiamo considerare essenziale per la nostra vita esso dipende interamente dalla nostra struttura gestionale ed amministrativa. Ogni “fatto” cosiddetto oggettivo che adoperiamo per spiegare il mondo a noi stessi è una visione che abbiamo strutturato in modo filosofico, grazie agli strumenti fornitici dalla nostra azione culturale che ci procura un senso economico dell’esistenza.

Abbiamo ciascuno un’esperienza culturale di maggiore o minore qualità, dovuta essenzialmente all’intensità del nostro impegno date le condizioni ambientali che ci troviamo ad abitare, di conseguenza abbiamo ciascuno un paradigma filosofico che usiamo nel percepire qualunque oggetto, da cui emerge il nostro senso economico della vita.

Si tratta quindi di una evoluzione del nostro patrimonio materiale, percettivo, etico infine, il quale, essendo lo scopo elementare della nostra esistenza, non può che muoversi, e verso l’impoverimento nel caso non si lavori per l’arricchimento. Abbiamo tutti una cultura, quindi un paradigma filosofico, quindi un senso economico. Quella che cambia è la qualità.