Esistono modi affascinanti di guardare il panorama. Alcuni sono qualificati, altri illuministi e positivisti, altri ancora semplicemente romantici o immaginari. Quello in cui proiettiamo il nostro sentimento sullo scenario che abbiamo di fronte è il caso più probabile e comune, in effetti: il mondo non è altro che uno specchio, la nostra narrazione solo il riflesso di quel che crediamo, tutti insieme, di essere.

Guardare la realtà, così come sta, osservando gli oggetti così come lo spazio che li separa è solo un’opzione, e nemmeno la più probabile. Le interpretazioni che utilizziamo sono dispositivi di comodo, sia per la percezione che per l’espressione, nondimeno sono più o meno mediate. Il tentativo di farsi una ragione dei processi in atto non è certo biasimevole ma una certa imparzialità sarebbe utile.

E’ la nostra mente, in attualità, che rende il nostro ambiente celeste o infero. Da sola, attraverso ovvie e strutturate architetture, determina ogni singola interpretazione di ogni singolo aspetto, ne determina colore e luminosità, impiegando la propria intera disposizione energetica nel processo. Perfino la nostra nozione di esistenza in vita è determinata da questo, qualunque paradiso o inferno siamo convinti di abitare.

Il nostro sistema percettivo, sia esso sensoriale o sensitivo in senso più esteso, è il frutto di una esperienza estremamente complessa. ciascuno intende il mondo intero a sua immagine e somiglianza. Ugualmente l’accordo consensuale, anche in senso quantitativo, si raggiunge in modo abbastanza facile. Quest’atto solidifica i mondi, li rende stabili ed abitabili comodamente, pure se slegati da qualunque qualità.