“Drink wine. This is life eternal. This is all that youth will give you. It is the season for wine, roses and drunken friends. Be happy for this moment. This moment is your life.”
Omar Khayyám Rubaiyat

Perchè si tema così tanto la morte è curioso. A completamento della nostra giornata, sia essa completamente consapevole a causa della felice posizione che occupiamo nel nostro proprio mondo, oppure frammentata e confusa a causa dell’eccesso di moto, dobbiamo ordinare il nostro tavolo, la nostra cucina ed il nostro letto.

Chiudere gli occhi per il sonno è chiudere gli occhi per morire, dobbiamo essere sereni. Lo stupore assoluto del riaprirli in un giorno nuovo è la massima fonte di gioia. La specialissima capacità di vedere la luce, di sentire il suono deve commuoverci alle lacrime. E non considero nemmeno il godimento cosmico, metafisico, assolutamente mistico della prima colazione.

Parlo da stupido immeritatamente immerso in una gloriosa baraka, lo so. Ma la mia compassione per il mancato godimento altrui è reale, e desidero profondamente sia reso udibile ciò che posso ascoltare anche agli ostinati, implicando come sia un obbligo esercitare in modo appropriato il necessario, fondamentale ed imprescindibile dispositivo umano: la domanda.

Domandare è una umiliazione sana e rigenerante, che va posta nelle giuste mani, presso la giusta autorità. Nessuno può indicare ad un altro dove questa autorità abiti, è un sentimento personale e soggettivo. Per fare la domanda giusta, una vera domanda bruciante, occorre fare appello prima di ogni altra cosa alla propria autorevolezza interna, sommersa di ciance e presunzioni di independenza.