Visualizziamo per un istante un mondo immobile. Lo guardiamo fermarsi, cristallizzarsi in un qualunque momento, guardiamo l’immagine che abbiamo davanti, ogni moto apparente è sospeso. I meccanismi dello spostamento, i dispositivi di proiezione umana sono interrotti, l’intera tensione all’immaginazione di un mondo consensuale cessano. Sapremmo cosa fare?

Nella esperienza umana autentica è necessaria una sanità mentale straordinaria. L’avventura della vita umana, esposta com’è ad una intensità di bellezza e ferocia roventi, non è praticabile a gratis. L’illusione sociale di una esistenza ridotta alla convenzione è solo tale. L’attenzione e la commissione necessaria alla costruzione di un mondo abitabile sono questioni completamente pratiche.

Il pensiero umano è creativo in sè. Certo, i pensieri non sono il pensiero così come i discorsi non sono un discorso, ma il pensiero umano definisce il mondo, lo rende tangibile quanto luminoso, oppure greve quanto oscuro. Nell’attraversare la vita abbiamo bisogno di allenare la mente a trattenere un modello, chiamiamo questo modello mondo, il nostro mondo, che condividiamo con altri, molti o pochi.

Fermare il mondo significa posare lo sguardo su ciò che dietro il mondo è fonte di energia. Ascoltarne le più sottili nuances, guardare direttamente la luce celeste, i fuochi della vitalità incondizionata, la regola universale. Sospendere il giudizio e accettare il dolore dell’esistenza diventa possibile solo al margine, da cui si può osservare, in completa distensione, un numero illimitato di mondi.