A small bird flew before me. He was careful
To put a tree between us when he lighted,
And say no word to tell me who he was
Who was so foolish as to think what he thought.

Robert Frost

Ciascuno di noi, qui in occidente, ha bisogno di una lunga ed impegnativa terapia. Forse nostro padre non ci ha prestato abbastanza attenzione, così la cerchiamo ovunque, rifiutandola non appena la troviamo. Magari nostra madre ci ha soffocato con un abbraccio tanto amoroso quanto narcisista, così troviamo l’amore delle donne illimitatamente insoddisfacente.

Per una persona privata come me, così carica di difficoltà emotive, il destino dell’esposizione pubblica è una disciplina di cura e guarigione. Quel che voglio per me, comunque, per un periodo che non riesce ad essere mai abbastanza lungo, è rifugiarmi nel silenzio e nella solitudine. Solo questo mi procura un senso equilibrato del mio posto tra le persone, e da qui il gusto della compagnia cresce.

Abito nel bosco, appena posso, nascosto fra alberi che mi accolgono e mi comprendono. Ne ascolto le storie immobili, avvolte in una passività che ha un sapore celeste, dalla quale non smetto mai di imparare. Imparo la resistenza e la fatalità, così come una distanza priva di scherma, e comincio lentamente a saper essere davvero accogliente. In cambio, pulisco il sottobosco e mantengo il terreno.

La legna che mi occorre non è molta, ma non è facile trovarne in questa stagione. Mi muovo nelle ore più desolate e i miei incontri sono spettrali. Posso sentire l’acqua respirare, il canto degli alberi, senza che mi manchi il fiato, quassù. C’è un bollitore sul fuoco, a pochi passi da qui, posso offrivi una tazza di caffè?