Anche sapere, non solo capire, è un atto di fede. Non intendo certo offendere le persone ragionevoli, ma forse se i razionalisti si offendono non sarò turbato. La ragione è un bell’oggetto che ci accomuna, tant’è vero che quasi tutti ce l’abbiamo, quel che non accetto è che si escluda qualcuno a causa della apparente mancanza di ragione. Ringhiano sgradevolmente i difensori della razionalità, e condannano la follia.

Sapere è ragionevolmente folle. L’ossessione per le misure ci fa considerare il numero dei partecipanti al consenso come definitivo, così la visione delle minoranze scivola inevitabilmente verso l’irragionevole. La storia che ho davanti agli occhi, che di certo non è solo mia, è costellata di abusi esclusivi, il cui contesto è tutto meno che ragionevole, pure se essa è certamente più che condivisa.

Abbiamo un consenso provvisorio sul sapere: troviamo accordi concertati, utili per immaginare il prossimo passo. Abbiamo un vocabolario circostanziale e articolato, che ci è utile per comunicare su base istantanea, momento per momento. Tutto questo implica una connessione profonda fra gli attori, oltre che una regia qualificata ed autorevole.

Poi, la nostra vita personale e comune rasenta molto facilmente la follia. Irragionevolmente andiamo e ci moltiplichiamo, attraverso un consenso sessuale magicamente aereo e immaginario, irragionevolmente diamo il nostro contributo ad un mondo che muta di forma, sostanza e contenuto ad ogni singolo passo sospinto. Irragionevolmente godiamo delle gioie e delle bellezze dell’aria, dell’acqua e di qualunque frutto naturale ci nutra.