Immaginare la semplicità è la mia vera passione. Nondimeno scopro in ogni momento quanto sia difficile, sfuggente, ingannevole questa inclinazione: niente che sia semplificato arbitrariamente possiede la benchè minima qualità. Ogni tentativo di rendere le cose più facili, complica. La semplicità culturale è l’acme di un lavoro lungo, e durissimo.

Tra le scienze più che perfette: l’astrologia, la scaramanzia, l’equilibrismo, la più rilevante è la musica. Procedere per risoluzioni armoniche, avanti ad una vera comunità, porta la stessa comunità ad uno sguardo di eccellenza. Individuare il ritmo interno degli astanti, intuire il tono al massimo comune denominatore è compito del musicista, folle trickster.

Calmare la mente, tonificare il cuore senza strapazzarlo, rendere il circolo ideale un flusso liquido, questo è il compito esterno della musica, quello che i singoli comprendono. Poi l’esposizione al ridicolo di fronte agli stranieri, l’uso (mai l’abuso) dei ritmi singolari, delle scale simmetriche, generano una vitalità che altrimenti sarebbe riservata alla primavera.

Scopo ed obbiettivo dell’esercizio, anche quotidiano, della mente umana è la pace. Tale condizione è il risultato dell’equilibrio che la mente deve mantenere di fronte a contraddizioni apparentemente insanabili. Le dualità mondane, componenti ogni fenomeno, possono essere mantenute ferme grazie a questa miracolosa possibilità che la mente umana può realizzare: guardare in faccia l’unità.