the artist appeals to that part of our being which is not dependent on wisdom; he speaks to our capacity for delight and wonder, to the sense of mystery surrounding our lives; to our sense of pity, and beauty, and pain; to the latent feeling of fellowship with all creation–and to the subtle but invincible conviction of solidarity that knits together the loneliness of innumerable hearts, to the solidarity in dreams, in joy, in sorrow, in aspirations, in illusions, in hope, in fear, which binds men to each other, which binds together all humanity–the dead to the living and the living to the unborn. Joseph Conrad

Vorrei essere molto più vegetale che letterario. Mi interessa così poco la giusta disposizione delle interpunzioni, ma vorrei vedere dei semplici semi crescere. Ogni conferenza è grata, ogni attenzione risonoscibile, ma l’ordine dei fattori deve rovesciarsi ad ogni stagione, senza convoluzioni, solo per mantenere l’esercizio, che vorrei fosse contadino.

Non so nemmeno io bene perchè, ma non leggo affatto più le novelle romantiche, i romanzi. Sono stato un lettore vorace da ragazzo, leggevo i russi ed i francesi invece di andare a scuola, al liceo, e più tardi mi sono avventurato tra i contemporanei, soprattutto anglosassoni, fino ai quaranta. Poi, lo sappiamo, il tempo accelera, e forse semplicemente non c’è più tempo per la fiction mediocre.

Oggi leggo le storie congiurate da i miei conterranei vicini, certamente Magris e Rumiz, e dai nobili vecchi marginali, come Rigoni Stern, Buzzati e anche Cergoly. Mi capita fra le mani per esempio, invece, l’opportunità di riletture folgoranti, come da un tempo separato. Oggi si tratta di: “Una nuova giovinezza” del non dimenticato Mircea Eliade. La rilettura serve essenzialmente a comprendere ciò che si è stati, e ciò che si è mancato.

Quello che ho in mente è la caratteristica fondamentale della buona narrazione: la simpatia immaginativa. Credo che questo i lettori appassionati cerchino: la capacità di comprendere, e magari godere, l’esistenza altrui. C’è un dibattito sull’opportunità della finzione letteraria, su quanto bene e male faccia, ma forse si tratta del miglior dispositivo che abbiamo per apprezzare la realtà dell’esistenza delle altre persone. Se fosse così l’invenzione sarebbe straordinaria.