La gioia più grande della vita è una buona relazione con l’ambiente che ci circonda. L’ambiente cui sentiamo di appartenere ha una sua realtà propria, un impulso a crescere e a moltiplicare le proprie forme. Ha anche una sua curva di decadenza, alla quale possiamo scegliere di fornire nuovi motivi, e nuove forme di realizzazione della propria natura. La nostra relazione con l’ambiente determina l’ambiente. Anche se ci sono vicini noiosi e nemici ostili.

Bei tempi sono quelli in cui siamo al passo con quello che siamo quando siamo con qualunque cosa siamo nella realtà. L’essere indiviso che la consapevolezza implica è necessario alla respirazione, alla digestione ed a ogni altro godimento. Ciò su cui possiamo lavorare tutta la vita, e su cui dobbiamo lavorare senza mai cedere, è la coscienza di quello che siamo, immersi nella percezione delle cose come stanno. Ogni fantasia ci indebolisce, ogni falsa immagine vanifica il nostro moto. Ogni deviazione rende vana la stazione raggiunta.

La consapevolezza del nostro ambiente non è facile da raggiungere, nè da mantenere. L’ambiente naturale mutevole è sfuggente, incontrollato, selvaggio. Se crediamo di potere imponiamo perciò la nostra mano demiurgica, che dovrebbe rassicurare e calmare. Il nostro esercizio di controllo dell’ambiente è quello che si porta via una gran parte della nostra vita quotidiana. Vogliamo procurarci una felicità che rischia di toglierci ogni possibilità di gioia.

L’irrilevanza della nostra esistenza egotica è tale tanto più quanto crediamo di potere. Se ci illudiamo di essere davvero creativi la nostra paura maggiore sta tutta nella mancanza di questo potere. La nostra capacità ricreativa rischia così di venire sprecata in una specie curiosa di delirio personale, che appunto, ci enuclea dall’ambiente reale, la nostra fonte di gioia. Dobbiamo alterare il nostro senso del tempo, migliorare la nostra capacità di andare a tempo.