Nella tradizione ebraica, il Leviatano [pharmakon athanasias] è una sorta di cibo eucaristico conservato per il fedele nel Paradiso. Dopo la morte, questi si vestono in abiti talari di pesce. Cristo non è solo un pescatore ma il pesce che è “eucaristicamente” mangiato. Agostino dice nelle sue Confessioni: “sebbene [la terra] mangi il pesce portato su dal profondo a quella mensa che hai preparato davanti a chi crede. Portato su dal profondo per nutrire la terra arida.”[Libro III, cap. XII] S. Agostino si riferisce qui al pasto dei pesci mangiato dai discepoli a Emmaus (Luca 24, 43)… S. Pier Damiani descrive i monaci come pesci, perché tutti gli uomini pii sono piccoli pesci che si lanciano nella rete del Grande Pescatore. Nella Stele di Pectorio (inizio del quarto secolo), i credenti sono chiamati “i discendenti divini del pesce celestiale” [pp. 112-113]

C. G. Jung, Aion. Ricerche nella fenomenologia del sé

Muoversi, uscire dallo spazio che la storia ha incurvato sopra di noi, non può che essere sano. La nuova dimensione che si raccoglie intorno a noi, quando usciamo dall’ambiente familiare, introduce nella nostra percezione una certa inusualità che la sposta alterandola, ad offrirci una alternativa. Spesso questo basta ad arricchirci, in sè, e per quanto possa essere faticoso, è una delle cose di cui abbiamo più bisogno.

Introdurre uno scarto nella nostra struttura percettiva abituale è una specie di pungolo a stimolare una migliore sensazione dell’ambiente. E’ difficile sopravvalutare l’importanza delle abitudini. Allargare il campo della percezione, per quanto faticoso, permette alla nostra idea di noi stessi variabili nuove, che possono salvarci, sempre ammesso che sia questo che desideriamo. Perchè a cambiare è la sostanza stessa di quello che crediamo di essere.

Il viaggio è sempre inedito, chè non si torna due volte nello stesso posto. Probabilmente il disagio più grande deriva proprio da questa sensazione che tutto cambia senza che ce ne siamo accorti. Probabilmente il conforto che troviamo a casa deriva dal fatto che il cambiamento non viene percepito, o che lo controlliamo, o che esso sia determinato dalla nostra volontà. Cambia proprio tutto, invece, e sarebbe bene saperlo.

Gli strumenti del viaggio sono pochi e di grandissima precisione. Ogni bussola deve indicare la fonte di energia, ogni fune tenerci ancorati a ciò, di quello che sappiamo, che ancora esiste. Occorrono i mezzi per accendere un fuoco sotto la pioggia, per asciugare scarpe fradice, idee confuse e membra dolenti. Qualche coltello affilato, inoltre, per difenderci dalle fiere, qualche anello d’oro, che ogni demone sappia riconoscere. Ogni viaggio è un’incognita, ma esiste una esperienza del viaggio già compiuto.