Non so se quello della vita si possa proprio definire un senso, almeno non in termini fisici di spostamento su un vettore in una certa direzione. Io per me non sono molto pratico di questo senso, chè il movimento, sia nel tempo che nello spazio, non lo avverto intorno a me in modo consistente. Considero la mia esistenza immobile, piuttosto, tranne per quell’incessante circolo interiore che si muove attraverso ogni tempo ed ogni spazio rendendoli simultanei, infogliati, tutti esistenti nello stesso istante e nello stesso luogo.

Ogni mio viaggio comincia qui, seduto in poltrona. In realtà preferirei sedermi sul pavimento ma la mia credibilità ieratica ne soffre e le apparenze dovrebbero sempre essere mantenute, in fondo. La mia consapevolezza limitata mi impone spesso l’attesa, una silenziosa e apparentemente immobile contemplazione. Ma il mio fare niente genera un brivido più profondo del paracadutismo, la mia padronanza di me stesso deve equivalere a quella di un surfer nel pacifico, per quanto ambedue non siano particolarmente impressionanti.

Non amo prendere appunti, lascio le impressioni in quell’ampia zona liminale che per molti è inconscia. Le informazioni di cui ho bisogno sono avvolte su fili d’aria, che sono tesi solo nel posto in cui ne ho bisogno. Prepararsi, provare ed allenarsi sono processi di visualizzazione più che gesti ripetuti alla nausea. Apprendere consiste molto spesso di una scena acquistata in pochi secondi di illuminazione della stessa, perciò è l’attenzione che va allenata, come la volizione. Tutto il piacere di un viaggio poi, sta nel primo passo. Il resto è solo un divertente rotolare verso il già vissuto.

Brucio nell’attesa quindi, e solo ciò che rimane di me può partire. E’ un essere molto leggero quello che lascia il mio posto accanto al camino (sfavillante di promesse), un nuovo essere incolto, vuoto, affamato e mobile. Non è difficile che la mia memoria si dissolva, che la mia personalità immaginaria si azzeri. Non porto con me dignità e vanto, nè stima e rispetto. Parto sprezzante, nella gloria di corso d’acqua privo di sorgente, che potrebbe svanire com’è sorto. Solo, dal nulla.