Quando si muove da un’ambizione, quando l’intera vita ruota su questa pulsione, si dà luogo, in qualche modo ci si pone di fronte, ad una eventuale soddisfazione, o di converso ad una frustrazione. E’ un gioco perverso che regola molte delle nostre agitazioni mondane, al punto che la competizione, che inevitabilmente si prende il passo, è auspicata ed incoraggiata. La definizione del nostro intero sistema di valori sta chiusa in questo pugno di parole.

L’ambizione è motivo, spinta e pure infrastruttura di qualunque uomo mondano intenda partecipare al gioco. L’emancipazione dal proprio stato sociale, prima ancora che fisico o intellettuale, la conquista di un potere che è politico o finanziario ma che in sostanza è sempre sessuale giustificherebbe tutto. Questo in una dimensione ristretta e riduttiva della esistenza su questo pianeta. Questo in una situazione nella quale ci si considera risolvibili e qualificabili all’interno di questa esistenza.

Un aspirante essere umano in buona fede si affida alla sua naturale aspirazione. Nulla è reale senza una vera aspirazione. Questo pianeta si distingue per la presenza dell’aria: il corpo che abitiamo ha bisogno di essere nutrito dall’aria per essere, all’aria aspiriamo. Siamo disposti a qualunque cosa per inseguire la nostra appassionata necessità, la nostra direzione è quella dell’aria. Impariamo in fretta a distinguere l’aria migliore, a seguirne profumo e colore, consistenza, perfino.

L’esercizio del respiro fa di noi quel che siamo. La nostra affinata tecnologia del respiro ci conduce ad apici inimmaginabili, ad orgasmi talmente elevati da farci raggiungere la visione reale, ad entrare nel luogo in cui la vita stessa diventa reale, luminosa, completa. Qui possiamo trovare la condizione migliore per affinare il nostro essere, in modo nuovo ed eccitante, la condizione essenziale per compiere qualunque passo nel nostro nuovamente raggiunto stato: quello di aspiranti.