Comprendere è sempre possibile. Il processo di accettazione di un principio, di un’affermazione, di un atto, è sempre praticabile. Possiamo porci correttamente di fronte ad ogni evento data la giusta qualità di attenzione e di rilassamento. Un processo corretto si compone sempre di questa alternanza di tensione e di rilascio, dove si realizzano insieme necessità e sufficienza.

Sapere è semplice, perciò molto difficile. La visione istantanea che ci ammette al cospetto dello stato cosmico degli eventi non ha una vera e propria durata nel tempo, che misurata da un orologio potrebbe essere di una frazione di minuto secondo. Nondimeno essa può essere intera, completa, definitiva, ed è possibile per noi stabilizzarla nella percezione al fine di renderla abitabile, meditabile, comunicabile perfino.

Capire è molto, molto più difficile. Razionalizzare in termini logici, scientifici cioè dimostrabili per via di esempio è un modo accessibile ai soli Santi. I Profeti hanno saputo dirlo, perciò la loro parola ci è di profondo aiuto e conforto, ma capire? Ogni espressione troppo specifica ed esplicita ha un che di impoverito, di misero di fronte all’esperienza diretta, che è possibile solo per via parabolica, metaforica, poetica.

C’è qualcosa di poetico ed immaginario che possiamo accettare senza capire, come il nutrimento di nostra madre, la morte di nostro padre, la nascita dei nostri figli. L’evidenza scientifica è affascinante e utilissima, la ripetibilità di un atto fisico o chimico contiene anche tutta la magia dell’azione artificiale umana, perfezionata nell’intelligenza e nell’esperienza. Ma il rispetto per ciò che è fuori dalla nostra esperienza è ancora necessario.